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Un sesso vale l’altro
Un altro mito sui bisessuali è la credenza che questi ultimi abbiano necessariamente bisogno di avere contemporaneamente una relazione con un uomo e con una donna. Variazioni di questo mito sono quelle che descrivono i bisessuali come promiscui e ossessionati dal sesso (Ault, 1996). Essi sono comunemente visti come persone che hanno più partners sessuali, più di un partner alla volta, e un’attitudine flessibile nei confronti del sesso. Molte lesbiche rifiutano relazioni sessuali con donne bisessuali perché dicono che saranno certamente lasciate per un uomo (Eliason, 1997). In realtà i bisessuali non sono attratti allo stesso modo dai  maschi e dalle femmine e la maggior parte delle volte vengono attratti da caratteristiche che non hanno nulla a che fare col genere (Eliason, 1996); essi percepiscono la loro identità come fluttuante (Wilson, 1996). Alcuni bisessuali sono monogami, altri poligami ed altri ancora hanno un “matrimonio aperto”  che gli permette di avere relazioni con partners dello stesso sesso,  relazioni a tre, od un numero di partners  dello stesso o dell’altro genere (Deacon et al., 1996) ma la maggioranza dei bisessuali è generalmente monogama.
Sono sieronegativo e non voglio diventare sieropositivo Un ultimo mito sui bisessuali è che sono stati questi a diffondere il virus dell’HIV nel mondo eterosessuale e in quello lesbico (Eliason, 1997). In realtà solo il 3% delle donne con AIDS conclamato ha contratto il virus da un maschio bisessuale (Stokes et al., 1996). Molte lesbiche non hanno rapporti sessuali con donne bisessuali perché le credono a maggior rischio d’infezione anche se sono stati documentati solo 2 casi di trasmissione  per via sessuale dell’Hiv da donna a donna (Rila, 1996). C’è del vero dietro questo stereotipo, infatti alcune persone hanno contratto il virus da bisessuali, (soprattutto uomini) ma i rapporti sessuali non protetti sono molto più pericolosi dell’orientamento sessuale dei propri partners.
“Quando ero piccola”, racconta Charlene L. Muehlenhard, “sapevo che cosa era una donna e che cosa era un uomo, ma oggi non lo so. Nel 1950 sapevo che le donne erano come mia madre e mia nonna e che gli uomini erano come mio padre e mio nonno. Sapevo che le donne portavano i capelli lunghi e gli uomini corti. Sapevo che gli uomini lavoravano e le donne stavano a casa. Sapevo che gli uomini avevano un pene e le donne no".

La ricerca:   21 ottobre 2003 “L’identità sessuale è scritta nella biologia”. Lo afferma il professor Vilain, dall’Università della California, Los Angeles. Da allora, è cominciata una ricerca per determinare il ruolo specifico di 54 geni, presenti in numero diverso nel cervello dell’uomo e della donna e responsabili, si crede, del “sentirsi maschi o femmine indipendentemente dal proprio aspetto anatomico”

Studio di Psicoterapia MenteSociale

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