Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato sulle attività ed i servizi dello Studio e sui nuovi articoli di MenteSociale!

Privacy e Termini di Utilizzo

diventa fan

Indice

I bisessuali sono “…solo dei gay o delle lesbiche che hanno paura di ammettere la loro omosessualità” oppure sono persone che hanno “…attrazione e/o comportamento sessuale con persone di entrambi i generi”?

"L’eterosessualità ha bisogno dell’omosessualità affinché quest’ultima possa essere considerata qualcosa di diverso; ha  bisogno di illudersi sulla dicotomia tra i due orientamenti, per mantenere l’idea di una barriera, un muro con  una parte  giusta (normalità) ed una sbagliata (anormalità). Continuando a considerare l’omosessualità come una polarità opposta (non parte di una  sfera diversa della sessualità umana),  noi perpetuiamo nella poco realistica e dannosa dicotomia gerarchica” (L. HUTCHINS, L. KAAHUMANU)


Introduzione
Una discussione che tratti  il tema della bisessualità deve, a mio parere, obbligatoriamente partire da molto lontano; in particolare dalla tradizione mitologica greca arrivata sino a noi grazie alle opere di autori come Omero, Esiodo e Plutarco. Secondo quanto è narrato nella “Teogonia” di Esiodo il tempo (Cronos) figlio della terra (Gaia) e del cielo (Urano) castrò il padre con un falcetto e ne gettò i testicoli in mare. Essi furono sospinti dalla corrente nella schiuma del loro stesso seme e fu da questo che Afrodite (dea dell’amore fisico) fu generata. In seguito dall’unione di Afrodite con Ermes nacque Ermafrodite, un dio androgino, dotato delle caratteristiche fisiche di entrambi i sessi.


L’androgino
La parola “androgino” deriva dalle parole greche designanti i poli di una opposizione irriducibile: anér- andros (uomo) e gunégunaikòs (donna). Tale origine denota la complessità delle forme che la trasgressione di tale opposizione presenta e spiegano come l’uso del termine “bisessualità” sia preferibile a quello di androginia. Nel XVIII secolo l’argomento della bisessualità fu ampiamente discusso da teologi, medici e giuristi in quanto il fatto di appartenere all’uno o all’altro sesso era discriminante a livello giuridico. Quando nasceva una persona con i genitali ambigui o che sembrava appartenere ad entrambi i generi (un ermafrodita) era necessario accertarsi se entrambi gli organi sessuali fossero capaci di procreare, se solo uno dei due poteva farlo o se il soggetto era sterile. L’ermafroditismo fu diviso in due categorie fittizie: l’androgino, o ermafrodita maschio ed il ginandro, o ermafrodita femmina. Nella realtà  la bisessualità istologica non è mai accompagnata da una bisessualità funzionale; ciò che viene riscontrato sono degli individui che posseggono gli organi genitali interni di un sesso, ma sembrano appartenere al sesso opposto per l’aspetto dei loro genitali esterni. In effetti questa non è che un’apparenza determinata da un’anomalia nello sviluppo, non si tratta che di uno pseudo-ermafroditismo. Ermafroditismo vero La medicina odierna definisce ermafroditismo vero, soggetti che presentano contemporaneamente attributi maschili e femminili. Essi sono portatori contemporaneamente di ovaie e di testicoli.  Il quadro tipico è rappresentato dalla presenza bilateralmente  di tessuto ovarico con follicoli primitivi e di tessuto testicolare con strutture tubolari.  Questa gonade, che presenta un aspetto singolare con sovrapposizione di strutture ovariche e testicolari, è definita ovotestis . Il fatto del tutto caratteristico è che queste gonadi sono fiancheggiate da derivati dei dotti di Wolff e di Muller. Alla pubertà i soggetti ermafroditi sviluppano organi genitali esterni di tipo maschile e mammelle di tipo femminile.  Questo quadro testimonia una secrezione ormonale mista, con deficit della secrezione testicolare, almeno per quanto riguarda il MIF (fattore di inibizione dei dotti di Muller). Il cariotipo è per lo più 46, XX con cromatina sessuale positiva, ma può anche essere 46, XY. Si conoscono diverse varianti dell’ermafroditismo vero: bilaterale, unilaterale completo o incompleto, laterale o alternato. Non esistono possibilità terapeutiche e di solito si pratica un intervento tendente ad eliminare le strutture maschili ed a ricostruire genitali di tipo femminile, allo scopo di permettere una qualche attività sessuale.


Pseudoermafroditismo femminile e maschile

Con il termine pseudoermafroditismo si indicano le anomalie della differenziazione sessuale propriamente detta. In questi casi il sesso genetico e il sesso gonadico coincidono, mentre vi è discordanza tra il sesso gonadico e quello fenotipico. Gli pseudoermafroditismi sono detti maschili quando il sesso genetico è XY, femminili quando il sesso genetico è XX. I soggetti con pseudoermafroditismo femminile hanno un normale cariotipo 46, XX ovaie normali ed un grado variabile di virilizzazione dei genitali esterni. L’utero, le tube e le ovaie sono normali e la funzione riproduttiva talora è possibile dopo gli opportuni interventi correttivi. Nello pseudoermafroditismo femminile la virilizzazione è dovuta ad un’anormale esposizione del feto di sesso femminile agli androgeni durante la vita embrionale. Questi possono essere sia di origine fetale, per un’iperplasia congenita delle surrenali del feto, sia di origine materna: endogeni per la presenza di tumori virilizzanti della gonade o surrenalici, oppure esogeni per l’assunzione durante la gravidanza, in un periodo critico della differenziazione sessuale, di farmaci potenzialmente virilizzanti come i progestinici norderivati. Lo pseudoermafrodita maschile è un individuo con cariotipo XY, le cui gonadi sono costituite da testicoli normali, ma i cui organi genitali interni ed esterni non hanno raggiunto un completo sviluppo  in senso maschile ed al contrario evolvono verso una differenziazione in senso femminile. Gli pseudoermafroditismi maschili possono essere divisi in due grandi categorie: quelli derivati da deficit della funzione testicolare e quelli dovuti ad una insensibilità periferica agli androgeni.


Cos'è la bisessualità
La bisessualità è il potenziale di sentirsi sessualmente attratti e di intraprendere relazioni sessuali o sensuali con entrambi i sessi. Una ricerca di Eliason, che risale al 1997, svolta su un campione di studenti non ancora diplomati, mostra che la percezione che comunemente gli individui hanno dei bisessuali è principalmente basata su degli stereotipi.  Samantha Star Straf ha individuato nel 1998  cinque di questi stereotipi:

  1. I bisessuali non esistono
  2. I bisessuali sono persone confuse
  3. I bisessuali hanno bisogno di avere contemporaneamente una relazione con partner di entrambi i generi
  4. I bisessuali si godono il meglio da entrambi i mondi
  5. I bisessuali diffondo l’AIDS
  6. I bisessuali non esistono

Il primo mito afferma che i bisessuali non esistono e si basa sul fatto che non è semplice auto-identificarsi come bisessuali (Ault, 1996).  Ron Fox riporta, in uno studio del 1996, che il 4% degli intervistati ammetteva di provare un’attrazione sessuale per entrambi i generi, ma solo lo 0,8% degli uomini e lo 0,5% delle donne del campione si dichiaravano bisessuali. Un risultato molto simile era stato riscontrato in un’intervista curata l’anno prima (1995) da McKirnan, Stokes, Doll e Burzette che riguardava le attività sessuali; il 5,8% del campione maschile dichiarava di aver avuto, nel corso della propria vita, almeno un partner di sesso maschile ed uno di sesso femminile ma, solo l’1% di questo gruppo si etichettava come bisessuale. Generalmente infatti coloro che hanno avuto esperienze bisessuali tendono ad auto-identificarsi o come omosessuali o come eterosessuali.Non date per scontato la bisessualità di nessuno!
Il secondo mito afferma che i bisessuali sono persone confuse basandosi sul fatto che spesso i bisessuali si trovano in un periodo di transizione tra l’etero o l’omosessualità (Eliason, 1997), sono confusi sulla loro identità o sul loro orientamento sessuale (per paura di dover ammettere la loro omosessualità ) oppure perché non sono in grado di affrontare una scelta dicotomica (Deacon, Reinke, Viers, 1996). Un altro modo di vedere la bisessualità è quella di un “esperimento” o di “una fase di passaggio dell’adolescenza” (Eliason, 1997) oppure semplicemente una scelta “circostanziale” nel caso ci si trovi detenuti in un carcere per un lungo periodo di tempo (McKirnan et al., 1995). L’auto-identificazione può subire modiche nel tempo; nella già citata ricerca di Eliason del 1997 il 41% delle donne che si definivano lesbiche in passato si erano dichiarate bisessuali mentre il 76% delle donne che si definivano bisessuali in passato si erano dichiarate lesbiche.  Risultati simili si erano avuti in una precedente ricerca di McKirnan del 1995 dove il 65% dei maschi che avevano avuto rapporti sessuali sia con uomini che con donne avevano mantenuto un comportamento bisessuale per più di 5 anni; tra  questi quelli che poi avevano cambiato auto-identificazione si riconoscevano per 1/3 come eterosessuali e per 2/3 come omosessuali.
Dunque, la percezione della propria identità sessuale si modifica facilmente in un bisessuale quando questi si trova coinvolto in una relazione monogama (Rust, 1996). Sebbene alcune persone dopo essersi identificate come bisessuali per un certo periodo di tempo decidano per una differente identità sessuale altre, con una stabile identità  demoliscono lo stereotipo che  li definisce persone “confuse”.


Né  mezzi omosessuali né mezzi  eterosessuali ma assolutamente bisessuali
Sebbene i bisessuali siano spesso stati accusati di godersi il meglio da entrambi i mondi, in realtà sono discriminati sia dagli omosessuali che dagli eterosessuali. Riguardo questo punto nella  citata ricerca di Elison del 1997 troviamo che ben il 40% degli studenti eterosessuali giudicava la bisessualità meno accettabile dell’omosessualità  (in particolare quella maschile, 61% di rifiuto). Che la bisessualità femminile sia maggiormente accettata dagli eterosessuali si spiega col fatto che una delle fantasie più diffuse nell’immaginario erotico dei maschi eterosessuali è quella di fare l’amore con due donne bisessuali  (ménage à trois).  Molti omosessuali giudicano i bisessuali più negativamente di quanto non lo facciano gli eterosessuali (Deacon et al., 1996).  Omosessuali maschi e femmine hanno lottato molto negli anni affinché la loro omosessualità fosse riconosciuta come congenita e ritengono che i bisessuali screditino questa teoria scegliendo alternativamente partners di sesso maschile e di sesso femminile. Molte religioni inoltre, vedono la bisessualità addirittura come “l’ultima perversione”. Quando si ammette la propria bisessualità si rischia una doppia stigmatizzazione ed il rifiuto sia da parte della comunità eterosessuale che da quella omosessuale. Così non solo i bisessuali non prendono il meglio da ciascun mondo, ma anzi si trovano a dover affrontare una discriminazione da parte di entrambi i mondi monosessuali.


Un sesso vale l’altro
Un altro mito sui bisessuali è la credenza che questi ultimi abbiano necessariamente bisogno di avere contemporaneamente una relazione con un uomo e con una donna. Variazioni di questo mito sono quelle che descrivono i bisessuali come promiscui e ossessionati dal sesso (Ault, 1996). Essi sono comunemente visti come persone che hanno più partners sessuali, più di un partner alla volta, e un’attitudine flessibile nei confronti del sesso. Molte lesbiche rifiutano relazioni sessuali con donne bisessuali perché dicono che saranno certamente lasciate per un uomo (Eliason, 1997). In realtà i bisessuali non sono attratti allo stesso modo dai  maschi e dalle femmine e la maggior parte delle volte vengono attratti da caratteristiche che non hanno nulla a che fare col genere (Eliason, 1996); essi percepiscono la loro identità come fluttuante (Wilson, 1996). Alcuni bisessuali sono monogami, altri poligami ed altri ancora hanno un “matrimonio aperto”  che gli permette di avere relazioni con partners dello stesso sesso,  relazioni a tre, od un numero di partners  dello stesso o dell’altro genere (Deacon et al., 1996) ma la maggioranza dei bisessuali è generalmente monogama.
Sono sieronegativo e non voglio diventare sieropositivo Un ultimo mito sui bisessuali è che sono stati questi a diffondere il virus dell’HIV nel mondo eterosessuale e in quello lesbico (Eliason, 1997). In realtà solo il 3% delle donne con AIDS conclamato ha contratto il virus da un maschio bisessuale (Stokes et al., 1996). Molte lesbiche non hanno rapporti sessuali con donne bisessuali perché le credono a maggior rischio d’infezione anche se sono stati documentati solo 2 casi di trasmissione  per via sessuale dell’Hiv da donna a donna (Rila, 1996). C’è del vero dietro questo stereotipo, infatti alcune persone hanno contratto il virus da bisessuali, (soprattutto uomini) ma i rapporti sessuali non protetti sono molto più pericolosi dell’orientamento sessuale dei propri partners.
“Quando ero piccola”, racconta Charlene L. Muehlenhard, “sapevo che cosa era una donna e che cosa era un uomo, ma oggi non lo so. Nel 1950 sapevo che le donne erano come mia madre e mia nonna e che gli uomini erano come mio padre e mio nonno. Sapevo che le donne portavano i capelli lunghi e gli uomini corti. Sapevo che gli uomini lavoravano e le donne stavano a casa. Sapevo che gli uomini avevano un pene e le donne no".

La ricerca:   21 ottobre 2003 “L’identità sessuale è scritta nella biologia”. Lo afferma il professor Vilain, dall’Università della California, Los Angeles. Da allora, è cominciata una ricerca per determinare il ruolo specifico di 54 geni, presenti in numero diverso nel cervello dell’uomo e della donna e responsabili, si crede, del “sentirsi maschi o femmine indipendentemente dal proprio aspetto anatomico”


Film per approfondire

  • "La moglie del soldato", di Neil Jordan, Drammatico, GB 1992
  • "Le Fate Ignoranti", di Ferzan Ozpetek, Drammatico, Italia 2000

Studio di Psicoterapia MenteSociale

studio mix

Indirizzo: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 15, numerose linee di bus

Email: info@mentesociale.it

Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
Martedì dalle 10.00 alle 13.00  (anche Sportello Psicologico)
Mercoledì dalle 17.00 alle 20.00
Giovedì dalle 10.00 alle 13.00 (anche Sportello Legale)
Venerdì dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.