equilibrista

Vi siete mai chiesti se ci sia un collegamento tra le nostre esperienze relazionali e la nostra capacità di percepirci liberi, autonomi, indipendenti?
In che modo le nostre relazioni e la nostra esperienza ci permettono (o ci impediscono) di progredire verso spazi sempre maggiori di autonomia o, al contrario, ci fanno sentire bloccati dalla paura e dal bisogno di dipendere dagli altri? e come ha origine tutto ciò? 

L'articolo che segue prova ad offrire degli spunti di riflessione sull'argomento.

 

Vi  siete mai chiesti cosa significhi crescere?

In che modo ad esempio, un neonato può pian piano acquisire ciò di cui ha bisogno per maturare e diventare grande, aldilà, naturalmente, dell’aspetto propriamente biologico e fisico?

Anna Oliverio Ferraris fa notare come la crescita sia, in primo luogo, cambiamento, in quanto, attraversando varie fasi, sia il corpo, che la psiche, si trasformano. Fasi, da una parte prevedibili e predefinite ma nelle quali, come vedremo, intervengono tantissimi fattori di natura squisitamente relazionale, provenienti dall’ambiente in cui il bambino è immerso, e dal tipo e dalla qualità dei legami con cui verrà a contatto che, naturalmente, evolveranno per tutto l’arco della vita.

Differenziazione, perché partendo da una ristretta gamma di comportamenti ripetitivi che il neonato possiede al momento della nascita, le sue capacità via via si evolvono e si vanno sempre di più arricchendo di possibilità, di nuove conquiste, di strategie sempre più orientate e autodefinite.

Accumulazione, perché le esperienze che si fanno nella vita, a qualunque età,  non svaniscono, non vengono gettate via, ma si conservano, lasciano traccia, diventano storia. Come dei piccoli mattoncini costruiscono il nostro mondo, che col passare del tempo si arricchisce, in parte cambia; a volte si stravolge per poi essere costruito nuovamente, ma attenzione, il materiale è sempre lo stesso, è il nostro patrimonio di storia vissuta. Queste esperienze, si modificano l’un l’altra e si influenzano reciprocamente.

E’ in questo modo che la nostra storia, la nostra “crescita” appunto, pian piano consente ad ognuno di costruire il proprio filtro di lettura della realtà, la propria personalissima lente, con la quale ci si approccerà al mondo, all’altro, all’universo interpersonale.

Come interpreterò le varie situazioni che la vita mi metterà di fronte? E come vi reagirò? Quali mie risorse metterò a disposizione? E quali punti di fragilità sentirò di avere?

Allo stesso modo, però, in un crescendo continuo e circolare, quello che succede, continuerà ancora, pian piano, a lasciare traccia  e a modificare, e  strutturare quel filtro.

Crescere è anche uno sviluppo progressivo verso l’autonomia.

Un bambino al momento della nascita dipende in tutto e per tutto dalle sue figure di riferimento: è attraverso loro che può avere protezione, contenimento, nutrizione ecc. Molte ricerche e molte teorie psicologiche che negli anni si sono affermate, sembrano dimostrare che i bambini che nei primi mesi di vita hanno una figura di attaccamento maggiormente responsiva, sintonizzata sulle sue richieste e capace di farvi fronte, diventano bambini più sicuri, più curiosi, che esplorano di più.

Naturalmente, anche le caratteristiche del nuovo nato giocano un ruolo importante in tutto questo: il suo temperamento a sua volta influenza la modalità con cui l’adulto risponderà ai suoi bisogni di cura, il modo in cui assumerà il ruolo genitoriale e il modo stesso in cui si sentirà come genitore.

Perciò, ad una maggiore sintonizzazione e ad un legame maggiormente sicuro e soddisfacente, sembrano corrispondere bambini (e adulti) maggiormente adattivi, esplorativi, capaci di progredire verso spazi sempre maggiori d’autonomia. Sarà proprio la qualità del legame d’attaccamento che permetterà al bambino di tollerare piccole separazioni e piccoli momenti di frustrazione, con la fiducia che la madre (e il padre) tornerà ad accudirlo nuovamente.

Allo stesso tempo, però, non allarmiamoci, e ricordiamoci che quel famoso “filtro” di cui abbiamo parlato, continua ad arricchirsi e a modificarsi lungo l’intero arco della nostra esistenza!

Perciò, sebbene chi abbia la fortuna di una buona partenza si possa certamente ritenere soddisfatto … chi non ha la stessa fortuna può sempre recuperare con delle esperienze relazionali correttive; possono essere relazioni che si instaurano nel corso dell’esistenza con altre persone significative,  in maniera come dire “spontanea”, oppure può trattarsi di relazioni attivamente e volutamente ricercate, come ad esempio quella terapeutica.

Ma torniamo al bambino!

Grazie alle esperienze positive sperimentate con le sue figure di riferimento, pian piano inizia a sviluppare una sorta di prima “immagine di sé nel mondo”: incomincia cioè ad acquisire quel fondamentale senso di fiducia, rispetto a ciò che potrà aspettarsi dall’altro.

Se ciò tuttavia appare di facile comprensione, non è poi così semplice nella vita quotidiana riuscire a gestire emozioni e fatiche che ci si ritrova addosso (e questo riguarda certamente sia il bambino che il genitore) quando bisogna affrontare questo passaggio evolutivo.

Rispettoalla crescita dei figli, non solo nei primi anni, ma riguardo all’intera fase evolutiva,è bene ricordare che ci si potrà separare proprio nella misura in cui ci si è appartenuti! Infatti, maggiore sarà la fiducia che il bambino sentirà di poter avere nel legame con le sue figure di riferimento, maggiore sarà la sua capacità di tollerare dei piccoli e grandi momenti di distacco.

Ricordiamoci perciò l’importanza di costruire le cose pian piano, dando loro il giusto tempo per poter maturare, e soprattutto ricordiamo che “l’autonomia” è un punto d’arrivo importante, che si struttura a piccoli passi lungo l’intera fase evolutiva.

Vorremmo veramente che i nostri figli, magari già in età prescolare o scolare, fossero “autonomi”? E cosa intendiamo con questa parola?

Il potersi separare è strettamente legato al modo in cui si sente di appartenere, alla sicurezza e alla fiducia che si sperimenta in quel legame: posso allontanarmi nella misura in cui sento che potrò tornare facilmente da te e, soprattutto, se dentro di me sento la certezza che, al mio rientro, tu ci sarai.

 

scrivereL'articolo è stato scritto dalla dr.ssa Elisa Duma
Psicologa Psicoterapeuta in formazione sistemico-relazionale, membro dello Staff di MenteSociale.
Se desideri più info sull'autore: http://www.mentesociale.it/chi-siamo.html#dr-ssa-elisa-duma-psicologa-psicoterapeuta-ad-orientamento-sistemico-relazionale

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