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In una società in continuo cambiamento, in cui i matrimoni diminuiscono ed i divorzi aumentano, di cosa ha bisogno una solida relazione di coppia? E come un terapeuta può intervenire per aiutare una coppia in crisi?

Nel corso dell’articolo verranno illustrate alcune dimensioni fondamentali del cosiddetto patto di coppia, spesso fonte di insoddisfazione e conflitto, nodi su cui lavorare in terapia per la definizione di un nuovo quid por quod.

Così iniziava un famoso romanzo di Tolstoj: “Tutte le famiglie felici si assomigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.” Parafrasando questa famosa citazione, potremmo dire che anche ogni coppia infelice lo è in modo diverso.

Ogni relazione di coppia, infatti, è caratterizzata da uno specifico “contratto di coppia” o – secondo la definizione di Jackson (1977)- “quid pro quod coniugale”, in gran parte implicito, che contiene gli accordi fra partner rispetto alla definizione dei ruoli e delle regole di relazione.

Questo patto si costruisce nel tempo, attraverso un processo di influenza reciproca: ognuno, infatti, porta con sé un sistema di credenze ed aspettative relativamente alla vita di coppia che deriva dalla famiglia d’origine e dalle precedenti esperienze sentimentali, nonché dai valori sociali e culturali di riferimento. Tali premesse di base vengono nel tempo modificate, rinforzate e modellate reciprocamente attraverso l’esperienza condivisa; in particolare, le varie fasi del ciclo vitale possono richiedere una revisione del quid pro quod al fine di raggiungere un assetto più funzionale alle sfide che la specifica fase pone alla coppia.

I rapidi cambiamenti sociali che si sono verificati negli ultimi anni hanno reso inefficaci i riferimenti ed i valori che prescrivevano ruoli e regole soprattutto sulla base della sessualità biologica: basta semplicemente pensare come il modello della donna che si occupa della casa e dei figli mentre il marito lavora non sia più attualmente valido a fronte del crescente numero di coppie e famiglie in cui entrambi i partner hanno un impiego!

Quali sono, quindi, le dimensioni necessarie del contratto di coppia per il buon funzionamento della relazione?

Quali ambiti deve osservare il terapeuta e conseguentemente lavorare per aiutare una coppia in crisi?

Secondo diversi autori, è possibile identificare alcune dimensioni:

1.Modelli organizzativi

In questa dimensione rientrano gli accordi relativi all’equilibrio tra famiglia e sistema lavorativo, per cui il contratto prevede solitamente una simmetria nei ruoli, un uguale importanza dell’investimento lavorativo dei partner ed una pari responsabilità verso il lavoro domestico. Tuttavia, in questa area può delinearsi uno squilibrio a svantaggio della donna, che si ritrova spesso ad occuparsi interamente della famiglia in aggiunta al lavoro fuori casa o a rinunciare progressivamente alla carriera nel momento in cui nascono i figli. In questo ambito, il contratto risente ancora molto dei modelli tradizionali, per cui il lavoro della donna viene considerato un beneficio personale mentre quello dell’uomo acquista maggiore valore perché responsabile del sostentamento economico della famiglia.

2.Potere e uguaglianza

Le coppie più funzionali sono quelle in cui si mantiene una sensazione di complementarietà nel far fronte ai vari compiti, ma anche di uguaglianza e leadership condivisa. In questo ambito, l’uguaglianza non è determinata da una suddivisione delle incombenze in uguale misura, ma dal sentire che ciascuno si fa carico di alcune responsabilità e che il contributo di ognuno ha pari valore.

3.Coesione ed adattabilità

Secondo il modello di Olson, le coppie funzionanti sono quelle con livelli intermedi sia di coesione che di adattabilità. La prima, infatti, fa riferimento alla capacità di trovare un equilibrio tra vicinanza e rispetto della separazione e delle differenze individuali; la seconda, invece, si riferisce alla capacità di mantenere una struttura stabile ma in grado anche di adattarsi ai cambiamenti delle fasi del ciclo familiare ed individuale.

4.Processi comunicativi ed espressione delle emozioni

Secondo quanto affermato da Gulotta ( 1976) le coppie con una relazione stabile-soddisfacente sono quelle in cui la comunicazione è chiara, coerente e che tendono alla collaborazione reciproca. Vi è inoltre chiarezza rispetto alla modalità con cui si esprimono reciprocamente i sentimenti di amore, affetto e cura, nonché la capacità di accedere ad un livello di intimità per cui ci si apre all’altro rispetto ai propri sentimenti ed alla propria autenticità.

5.Problem solving

Fa riferimento alla capacità di affrontare e risolvere insieme i problemi che possono presentarsi, attraverso un processo che parte dall’identificazione condivisa del problema, passa per la contrattazione ed arriva alla sua soluzione. Nelle coppie disfunzionali, si possono avere delle difficoltà in qualsiasi punto del processo, a volta già nell’identificazione del problema, specialmente quando la scarsa comunicazione e lo scarso livello di differenziazione impediscono l’espressione dei propri sentimenti e punti di vista rispetto ad un tema. Ancora, può esservi una tendenza a chiudere prematuramente i problemi pur di evitare il temuto conflitto, o l’applicazione di una stessa soluzione per tutti i problemi.

Al terapeuta il compito quindi di aiutare la coppia a “cambiare contratto senza cambiare partner”!

È importante, infatti, che il terapeuta abbia in mente la cornice evolutiva del ciclo vitale, per ridefinire i problemi di coppia come difficoltà transitorie e preziose opportunità di cambiamento, occasioni che permettano di rivedere il patto iniziale e ricalibrarlo sulla base delle esigenze attuali. Ripercorrere la storia del rapporto per capire come questo si sia sviluppato e modellato nel tempo e quella individuale per comprendere quale impatto il modello genitoriale ha avuto su quello di coppia sono passaggi importanti in questo lavoro di ricontrattazione che aiutano anche a rendere più esplicite le regole che ciascuno desidera.

Solo così si può aiutare la coppia ad elaborare un’immagine della relazione come di qualcosa in continuo cambiamento…e non di una statico castello in cui si rimane prigionieri!

 

Bibliografia

Andolfi M., (1999) (a cura di), La crisi della coppia, Raffaello Cortina Editore, Milano

Gulotta G., (1976), Commedie e drammi nel matrimonio, Feltrinelli, Milano.

L'articolo è stato scritto dalla dr.ssa Arianna Frisina, Psicologa Psicoterapeuta in formazione sistemico-relazionale, membro dello Staff di MenteSociale. Se desideri più info sull'autore: http://www.mentesociale.it/chi-siamo.html#dr-ssa-arianna-frisina-psicologa-psicoterapeuta-in-formazione

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