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ScuolaUn vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi” (A. Pazienza). Viviamo in un periodo storico complesso in cui il sapere si è frammentato e specializzato e la cultura professionale ha acquisito metodi e tecniche sempre più sofisticati ed elaborati. La scuola e l’istruzione hanno subito cambiamenti radicali che sono lo specchio della trasformazione dell’intera società...

 

La globalizzazione, di cui sentiamo spesso parlare, spinge anche l’istruzione a confrontarsi con culture diverse per dare risposte a interrogativi e necessità comuni a tutti i popoli. Con lo sviluppo dei mercati globali in ambito economico si assiste alla diffusione di nuovi mezzi di comunicazione che ci portano continuamente ad aprire le frontiere degli stati e  ad avere scambi culturali con altri popoli. Howard Gardner, neuropsicologo  statunitense ha acquisito celebrità nella comunità scientifica per la sua notissima teoria sulle “intelligenze multiple”. Egli dopo aver effettuato indagini e studi sull’intelligenza dei bambini giunse alla conclusione che l’intelligenza non può essere misurata nel complesso ( tramite gli strumenti psicometrici standard come il Q.I.) ma incanalata  in diverse forme, le cui potenzialità sono tra loro indipendenti. In particolare Gardner riconosce una particolare valenza alle capacità artistiche e creative nella formazione della conoscenza. Per lo studioso,  manca attualmente  il dibattito su quali siano le finalità dell’istruzione sia per il presente che per il futuro. “Non credo che le discipline debbano essere amate per loro stesse, dovrebbero essere viste come il migliore strumento per dare risposte a quelle domande alle quali sono interessati gli uomini…Non possiamo continuare a dare risposte tradizionali. Ora sappiamo moltissime cose sugli esseri umani che prima non conoscevamo, basti pensare a ciò che abbiamo appreso sulla mente e il cervello e sulla diversità delle culture”. Gardner sostiene che il vero, il bello e il buono insegnato a scuola deve necessariamente avere implicazioni sociali affinché i giovani riescano a mettere a frutto le proprie conoscenze attivandosi per modificare al meglio le loro condizioni di vita.
Nel libro “Sapere per comprendere” Gardner invita gli insegnanti a considerare l’educazione una promozione globale, essa  deve considerare la molteplicità dell’intelligenza per coinvolgere ed interessare il maggior numero di studenti.. Le “ intelligenze multiple”, identificate in sette tipologie (logico-matematica, linguistica, spaziale, musicale, cinestetica o procedurale, interpersonale, intrapersonale ) ci mostrano come le tecniche corrispondenti ai vari settori di pensiero possono trovare spazio adeguato in una educazione personalizzata e individualizzata. Le nuove tecnologie, secondo Gardner, possono offrire un ventaglio di certificazioni che non sono più gli esiti dell’unica prova standard somministrata a tutti gli studenti; ognuno di loro potrà essere avvantaggiato in base alle proprie risorse e potenzialità.
L’uso degli strumenti multimediali è, e sarà in futuro, un veicolo di informazioni sempre più immediato ed efficace attraverso il quale i ragazzi potranno confrontarsi ed utilizzare conoscenza, cultura e tradizioni del mondo intero. Quando si parla di educazione e di istruzione  si parla anche di ambiente sociale e collettività perché la cultura è patrimonio di conoscenze e un processo continuo di sviluppo delle facoltà umane.
Edgar Morin, sociologo e filosofo francese è conosciuto per aver dedicato gran parte dei suoi studi alla riforma dell’insegnamento. Morin sostiene che la cultura attuale è frammentata e addirittura separata in due blocchi ( cultura umanistica e scientifica) che hanno indebolito la funzione sociale della conoscenza perché ognuno tende a essere responsabile del proprio compito “specializzato” perdendo di vista l’aspetto globale che rappresenta la risorsa più preziosa per la società. La “riforma del pensiero” di Morin si basa sui cardini dell’organizzazione della conoscenza. Egli cita, a tale proposito, una frase di Montaigne: “ E’ meglio una testa ben fatta che una testa ben piena” intendendo che “ la testa ben fatta” va al di là del sapere parcellizzato e quindi al di là delle singole discipline che divide il sapere umanistico da quello scientifico. In questa prospettiva secondo Morin possiamo  rispondere alle sfide poste dalla globalità e complessità della vita in cui l’individuo è inserito non solo nel proprio contesto quotidiano ma in una dimensione sociale, politica, nazionale e mondiale. Si tratta quindi di coltivare quelli che lui chiama “ i sette saperi” pragmatici  che devono diventare pilastri fondamentali della conoscenza.“

 

 

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