simbiosiDefinizione di una rara simbiosi... al prurale.

E’ rara. Molto rara. Ma c’è – vista per lo più in qualche film, letta in qualche libro. In francese, musicale e quasi poetica, è la folie a deux, e il DSM IV-TR lo chiama più prosaicamente disturbo psicotico condiviso. Due i protagonisti di questo disagio complesso e profondo: l’ induttore (o caso primario) e una persona a lui molto vicina (spesso il/la partner o un consanguineo). L’ induttore soffre per lo più di schizofrenia o di un disturbo delirante o dell’umore (con manifestazioni psicotiche). Sono soggetti che vivono, nel loro ristrettissimo nucleo, in una realtà isolata, chiusa all’altro, al diverso-da-sè, alla frequentazione di amici o conoscenti. La vita sociale si dispiega ed esplica esclusivamente nella dualità (più di rado, solo nel 25% dei casi, la folie a deux coinvolge più membri, magari dello stesso clan famigliare) nella quale vengono alimentate distorsioni e convinzioni deliranti, che ulteriormente spingono a un sempre maggiore ritiro, motivato dalla percezione di essere minacciati e/o non compresi. Il  senso di persecuzione e la paranoia insiti in questa relazione malata, regredisce sino a scomparire (nel soggetto “sano”, secondario), quando la coppia in questione viene divisa. Nell’assenza dell’induttore, le false credenze e ciò  che aveva dato il via alla spirale psicotica, vengono lentamente meno, come riassorbite dalla mancanza dell’input del  primario. A meno che, ma ciò farebbe decadere la diagnosi, non si tratti di persona con altre patologie indipendenti, slegate dalla folie a deux. C’è inoltre da evidenziare che al di fuori delle tematiche invase dalle distorsioni cognitive, il pensiero funziona sovente in maniera adeguata e responsiva, soprattutto in chi, fra i due, non è schizofrenico, bensì caratterizzato “solo” da una personalità dipendente e passiva, bisognosa di ad-fidarsi. Quando la situazione è giunta a un livello esasperato, si manifestano vere e proprie allucinazioni condivise, e anche il distacco  deve essere seguito da una terapia di sostegno, per il rischio di ricadute.

 

simbiosiDefinizione di una rara simbiosi... al prurale.

E’ rara. Molto rara. Ma c’è – vista per lo più in qualche film, letta in qualche libro. In francese, musicale e quasi poetica, è la folie a deux, e il DSM IV-TR lo chiama più prosaicamente disturbo psicotico condiviso. Due i protagonisti di questo disagio complesso e profondo: l’ induttore (o caso primario) e una persona a lui molto vicina (spesso il/la partner o un consanguineo). L’ induttore soffre per lo più di schizofrenia o di un disturbo delirante o dell’umore (con manifestazioni psicotiche). Sono soggetti che vivono, nel loro ristrettissimo nucleo, in una realtà isolata, chiusa all’altro, al diverso-da-sè, alla frequentazione di amici o conoscenti. La vita sociale si dispiega ed esplica esclusivamente nella dualità (più di rado, solo nel 25% dei casi, la folie a deux coinvolge più membri, magari dello stesso clan famigliare) nella quale vengono alimentate distorsioni e convinzioni deliranti, che ulteriormente spingono a un sempre maggiore ritiro, motivato dalla percezione di essere minacciati e/o non compresi. Il  senso di persecuzione e la paranoia insiti in questa relazione malata, regredisce sino a scomparire (nel soggetto “sano”, secondario), quando la coppia in questione viene divisa. Nell’assenza dell’induttore, le false credenze e ciò  che aveva dato il via alla spirale psicotica, vengono lentamente meno, come riassorbite dalla mancanza dell’input del  primario. A meno che, ma ciò farebbe decadere la diagnosi, non si tratti di persona con altre patologie indipendenti, slegate dalla folie a deux. C’è inoltre da evidenziare che al di fuori delle tematiche invase dalle distorsioni cognitive, il pensiero funziona sovente in maniera adeguata e responsiva, soprattutto in chi, fra i due, non è schizofrenico, bensì caratterizzato “solo” da una personalità dipendente e passiva, bisognosa di ad-fidarsi. Quando la situazione è giunta a un livello esasperato, si manifestano vere e proprie allucinazioni condivise, e anche il distacco  deve essere seguito da una terapia di sostegno, per il rischio di ricadute.

 

I sottotipi

Nel 1942 si definì anche una distinzione in sub-tipi di questa patologia (a opera di Gralnick) :

* sottotipo A (folie imposée), in cui le idee condivise vengono sviluppate dal primo soggetto e proiettate sul secondo (con, appunto, scomparsa del fenomeno una volta avvenuta la separazione) ;
* sottotipo B (folie simultanée), in cui l’emergere delle convinzioni distorte avviene contemporaneamente nei due ;
* sottotipo C (folie communiquée) , in cui il membro debole riesce ad attuare una forte resistenza alla psicosi del compagno, ma, una volta che questa si presenta, non si attenua nemmeno con il distacco ;
* sottotipo D (folie induite), in cui nuove idee paranoiche emergono in un soggetto affetto da psicosi, in contrasto con le cosiderazioni dell’altro (pure afflitto da psicosi).

L’ultimo elencato si distanzia da quanto da noi definito, poichè si tratta di entrambi soggetti disturbati, ma testimonia il fatto che questo evento  raro è comunque studiato da ormai molto tempo (si pensi che il termine francese è stato coniato nel 1877).

 

Epidemiologia

Per quanto i dati siano incerti, “colpisce” leggermente più le donne (una volta era una differenza ben più marcata, anche per il ruolo passivo che avevano le mogli, per esempio, nel sociale), l’induttore è generalmente più “anziano” e con un livello di intelligenza e socio-culturale più elevati, i casi usuali investono, come già precisato, coppie di coniugi, sorelle (soprattutto gemelle) e madre e figlio, mentre  l’età media di manifestazione del problema si aggira attorno ai 36 anni. Un caso esplicativo è quello di  una coppia madre-figlio (di 19 e 49 anni), che vengono entrambi ricoverati in clinica psichiatrica. I due vivevano chiusi in casa, senza nemmeno spalancare le finestre, ed arrivando, negli ultimi tempi, a nutrirsi pochissimo e male perchè convinti di rischiare l’avvelenamento. I due erano arrivati a contattare dei volontari e la stampa locale, che era giunta a definire sequestro di persona quanto fatto dai medici. Solo in seguito, comprese le condizioni dei pazienti, l’equivoco è stato chiarito. Terminata la degenza, il figlio, mandato dal padre, migliora velocemente fino ad un buono stato di benessere ma, una volta rientrato presso la madre, si riaccendono i sintomi e i deliri.

Insomma, una vera e propria simbiosi che non trova pace, di rado vie di uscita.
La si conosce e riconosce poco.
Resta un mondo nascosto, ostile, lontano. Al suo interno, poca luce. Tutto il resto è male.

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