bigenitorialita 75298.660x368Ma a dodici anni dall’entrata in vigore della riforma sul diritto di famiglia quale è effettivamente il ruolo dei padri?

All’assegnazione formale dell’affido condiviso che ha trovato effettiva applicazione, è seguita una assegnazione sostanziale?

Ne parliamo da un punto di vista giuridico con l'Avvocato di MenteSociale.

Nel processo della famiglia l’obiettivo perseguito, dapprima con la riforma del 2006, legge n. 54 (affido condiviso) e, successivamente, con la revisione delle disposizioni in materia di filiazione di cui al D. Lgs n. 154 del 28 dicembre 2013, è il superiore interesse del Minore.

Il supremo interesse del minore ha costituito – nell’intento legislativo – l’elemento cardine che il Giudice avrebbe dovuto tenere in debito conto per emettere il provvedimento regolatore la vita familiare, una volta giunti al momento della separazione della coppia genitoriale.

Ora, con la recente riforma si modifica l’art. 155 Cod, Civ. che, nella nuova formulazione, recita: “Anche in caso di separazione, dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. (….)

Fino al 2006, la prassi giudiziaria prevalente, era quella per cui i minori venivano affidati alle madri nella stragrande maggioranza dei casi e con i padri relegati a ruoli marginali nei processi educativi e di crescita dei figli. Il ruolo educativo del padre, dunque, viene per legge finalmente riconosciuto anche nella “nuova famiglia”.

La portata innovativa della nuova legge, dunque, è stata accolta, come prevedibile, con molto entusiasmo dagli operatori del diritto, dalle figure professionali operanti con le famiglie e con i minori oltre che, ovviamente, dai padri.

Sembrava, infatti, finalmente recepito il diritto alla bi genitorialità, centrale nella “Convenzione sui diritti dell’Infanzia” sottoscritta a New York il 20.11.1989 e resa esecutiva in Italia con L. 176/1991, principio consolidato in moltissimi ordinamenti europei.

Ma a dodici anni dall’entrata in vigore della riforma sul diritto di famiglia quale è effettivamente il ruolo dei padri? All’assegnazione formale dell’affido condiviso che ha trovato effettiva applicazione, è seguita una assegnazione sostanziale?

Una rapida disamina delle statistiche delle decisioni dei Tribunali ci consente di concludere che è come se la legge non fosse mai stata approvata, il principio della bigenitorialità è stato aggirato con il ricorso alla figura del genitore collocatario e che le decisioni dei magistrati sono diverse, a seconda che il procedimento sia stato di natura consensuale oppure giudiziale.

In questo ultimo caso, infatti, in cui ancora maggiore è la discrezionalità dei magistrati, le sentenze sono risultate ancora più lontane dai principi della legge 54 (rispetto alle consensuali, nelle giudiziali è più elevata la probabilità che alla madre venga assegnato l’affidamento esclusivo e la casa coniugale; è più probabile che i padri siano tenuti alla corresponsione di un assegno sia per i minori sia per il coniuge; è più elevato l’ammontare degli assegni).

In definitiva, il quadro che attualmente emerge è quello di pronunce molto lontane dai principi della legge.

E non è parsa sino d ora sufficiente a determinare una inversione di tendenza la costante condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dell’Italia per non avere consentito lo sviluppo di una vita affettiva (quasi sempre) a padri separati.

In questo desolato scenario, però, sembra che qualcosa stia cambiando.

Da un lato il Governo sembra aver preso coscienza della mancata applicazione della legge tanto che a fine di aprile il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha scritto su Twitter che intende occuparsi di affidamento condiviso, cioè la possibilità stabilita dalla legge di esercitare la responsabilità genitoriale in modo condiviso dopo una separazione. E, aspetto ancora più rilevante, alcuni tribunali si sono portati avanti e hanno emanato delle linee guida che modificano la prassi.

All’inizio del 2017, per esempio, il tribunale di Brindisi – seguito dal tribunale di Salerno – ha indicato la necessità di un coinvolgimento quotidiano di entrambi i genitori nella crescita e nell’educazione dei figli.

Proprio per questo il tribunale ha suggerito che la residenza dei minori abbia un’importanza solo anagrafica e che i figli vengano domiciliati da entrambi i genitori, con la conseguente possibilità che entrambi trascorrano un tempo diviso equamente con loro e senza che vengano quantificati a priori i tempi di ciascuno. Sembra, allora, che anche se a distanza di oltre un decennio, si stia assistendo alla rivoluzione che si auspicava.

Dopo oltre un decennio di sostanziale inapplicazione della legge n. 54 del 2006 sull’affido condiviso si assiste ad una inversione di tendenza, una presa di posizione del Ministero di Giustizia e una nuova interpretazione della legge ad opera dei Tribunali verso una vera parità genitoriale.

 

scrivereL'articolo è stato scritto dalla Alessandra Calabresi
Legal Advisor e Avvocato Matrimonialista, membro dello Staff di MenteSociale.

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