pedofilia"Mentre le definizioni giuridiche dell’abuso tendono a sottolineare criteri ed evidenze che servono a provare o meno un comportamento abusivo, le definizioni cliniche hanno come obiettivo quello di mettere in luce le conseguenze psicologiche e psicopatologiche nel bambino che ne è vittima e nello stesso tempo studiare le dinamiche psicologiche dell’aggressore, nel contesto intra ed extrafamiliare."

“Il processo culturale che portò alla differenziazione tra infrazioni alla legge e infrazioni alla morale fu molto lungo e tormentato ed in parte si può dire non ancora concluso.”
(Foucault)

E’ molto difficile delimitare i confini tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, soprattutto in un ambito fortemente condizionato da inclinazioni soggettive, dove la linea di demarcazione è molto sfumata: la rilevazione e l’accertamento di un fatto di abuso sessuale è un’operazione estremamente complessa.
Va sottolineato che mentre le definizioni giuridiche dell’abuso tendono a sottolineare criteri ed evidenze che servono a provare o meno un comportamento abusivo, le definizioni cliniche hanno come obiettivo quello di mettere in luce le conseguenze psicologiche e psicopatologiche nel bambino che ne è vittima e nello stesso tempo studiare le dinamiche psicologiche dell’aggressore, nel contesto intra ed extrafamiliare.
All’inizio si chiamava “sindrome del bambino battuto”. I sintomo ricorrenti, segnalati nella maggior parte dei casi da pediatri scrupolosi e zelanti, erano bruciature di sigarette sul corpo dl bambino, cicatrici a diverso livello di evoluzione, frequentemente lividi, ematomi, escoriazioni. Ai sintomi fisici, ben presto furono associate anche le conseguenze psicologiche ed evolutive che si manifestano nei bambini vittime di abusi: rappresentazioni mentali delle relazioni con gli altri carenti, sentimenti di rabbia e di autosvalutazione, modelli di attaccamento negativi, disturbi affettivi, disturbi post-traumatici da stress, comportamenti violenti e antisociali, per non parlare della trasmissione transgenerazionale del modello abusivo, ossia la reiterazione da parte della vittima ormai cresciuta delle sofferenze e del dolore all’epoca subiti: una sorta di identificazione col carnefice per vendicarsi dei sentimenti di impotenza e paura vissuti, interiorizzandolo.
Attualmente vi è una maggiore conoscenza e consapevolezza sull’argomento, tuttavia l’abuso sessuale infantile non rappresenta un fatto recente, tutt’altro: la pedofilia è antica come il mondo. Molti sono i riscontri storici: in altre epoche il fenomeno era non solo accettato ma persino declamato da poeti immortali come i lirici greci, come esempio Petronio Arbitro nel “Satirycon”.
Ed è proprio la lingua greca che ci fornisce l’etimologia ed il significato letterale della parola “pedofilia”: Pais paidos e filia, amore per i fanciulli, che rappresentavano l’ideale di perfezione e bellezza tanto ricercato dai canoni della cultura greca.
Sappiamo che da sempre in comunità ristrette dove la vicinanza è forzata, come collegi, convitti o riformatori, non solo si verificano molto spesso casi di omosessualità ma sovente gli adulti (custodi, insegnanti, vigilanti, sacerdoti) abusano dei minori.
Le società si basano su scale di valori e norme storicamente definiti e scanditi dal tempo: ci sono fenomeni tollerati in epoche e comunità particolari (basti pensare all’incesto nelle comunità contadine e pastorali) che sono avvertiti come devianti in altre.
Nella nostra cultura, nella nostra epoca l’abuso sessuale nei confronti di un minore è considerato un abominio, il pedofilo un mostro che rivolge la propria sessualità sull’oggetto sbagliato: un bambino anziché una donna.
Attualmente, i casi che ci capitano sotto gli occhi sfogliando un giornale, sono molti; episodi che testimoniano con la loro crudezza che la pedofilia (vizio, devianza, perversione?) si tramanda di epoca in epoca, di generazione in generazione.
Le  motivazioni? “Era bella”, è la risposta di Pasquale Tortora che nell’agosto del 2000 abusò e bruciò viva la piccola Graziella, 8 anni.
La bellezza, la vitalità, l’innocenza possono essere considerate motivazioni?
O lo può essere la già citata trasmissione transgenerazionale del modello abusivo?
O l’inversione di ruoli che si sta verificando tra un uomo sempre più spaurito di fronte ad una donna sempre più forte?
Sono tanti i casi che ci colpiscono, forti come un pugno nello stomaco: Graziella come Hager, dolce bambina tunisina, accoltellata dal suo violentatore.
Ma più scioccanti ancora sono quegli episodi dove la vittima subisce violenza proprio da chi dovrebbe proteggerla: i casi degli abusi intrafamiliari, l’incesto; terribili e devastanti per la vittima, che passa sotto silenzio la sua sofferenza e i suoi lividi, i segni che non scompariranno mai del tutto. Oppure i casi di molestia e di violenza sessuale da parte di insegnanti o peggio ancora sacerdoti: la chiesa americana, ad esempio, nel 2002 è stata travolta da un pesante scandalo che ha scatenato la totale indignazione da parte del Papa. Il 18 gennaio 2002 John Geogham, un prete di Boston, è stato accusato di aver commesso abusi su 130 bambini e successivamente condannato a 10 anni di prigione per aver molestato un minore nel 1991. In tutti gli Stati Uniti, almeno 62 sacerdoti sono stati sospesi per sospette molestie sessuali su minorenni.
L’abuso sessuale si configura ormai come un problema internazionale.
Ma che cos’è realmente?
Lo psichiatra tedesco Richard Von Krafft-Ebing definisce il termine pedofilia come una perversione psicosessuale in cui un adulto è  eroticamente attratto da un bambino.
Nel DSM-IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) la pedofilia è inserita tra i disturbi sessuali e dell’identità di genere.
Kempe definisce abuso sessuale infantile il coinvolgimento in qualsiasi attività sessuale di un minorenne, non maturo, dipendente e incapace di un libero e cosciente consenso.
L’abuso sessuale sui minori può essere classificato in diversi tipi, dipendenti dal contesto in cui viene effettuato:
1) Intrafamiliare: attuato dai membri della famiglia nucleare (genitori, fratelli, conviventi) o della famiglia allargata (nonni, zii, cugini).
2) Extrafamiliare: attuato da persone conosciute dal minore.
3) Istituzionale: compiuto da maestri, educatori, allenatori, medici, cioè coloro a cui i minori vengono affidati per ragioni di cura, custodia, educazione, all’interno delle istituzioni e delle organizzazioni.
4) Di strada: da parte di persone non conosciute dalla vittima.
5) A fini di lucro: perpetrato da singoli o da gruppi criminali quali le organizzazioni per la produzione di materiale pornografico, sfruttamento della prostituzione, turismo sessuale.
6) Da parte di gruppi organizzati quali sette, gruppi di pedofili ecc.
Consideriamo che il tipo di abuso descritto nel punto 1, è purtroppo quello che in misura più frequente si consuma; all’interno di famiglie socialmente fragili, economicamente svantaggiate, con problemi di dipendenza da sostanze o da alcool, con storie di istituzionalizzazione in comunità o in carceri, ma non solo: anche all’interno di case in cui non sussistono tali problematiche, si consumano drammi e avvengono reiterate violenze ai danni di bambini per opera di quegli adulti che dovrebbero proteggerli.
Consideriamo che, quasi sempre, queste storie di abusi vengono tenute morbosamente segrete; che le vittime stesse, come molto spesso accade, vivono con un pesantissimo senso di colpa la loro condizione e che quindi raramente le loro storie vedono la luce.
Consideriamo che, proprio per questi motivi, raramente i Servizi Sociali e il Tribunale dei Minori riescono ad intervenire in maniera mirata e tempestiva su queste famiglie.
Tuttavia, la conoscenza da parte di tutti noi di tali crimini; il sapere che cosa sia la pedofilia e l’abuso su minore; la cognizione delle dinamiche e dei comportamenti degli aggressori e delle vittime; la consapevolezza che si può fare qualcosa, che si può approfondire un semplice sospetto; il coraggio di parlare, di non chiudersi nel silenzio dell’omertà e dell’indifferenza… può in qualche modo porre almeno degli argini ad un fenomeno che si sta espandendo, mediante anche le moderne tecnologie, come un fiume in piena.

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