Forse ti interessa...

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato sulle attività ed i servizi dello Studio e sui nuovi articoli di MenteSociale!

Privacy e Termini di Utilizzo

diventa fan

Tra le tante discipline che hanno avuto come oggetto di studio il fenomeno della criminalità, con particolare riferimento alla delinquenza minorile, acquistano notevole rilevanza i contributi che ci provengono da Psicologi e Psicoanalisti.
Questi, partendo da un approccio centrato sulla singola persona, hanno formulato numerose teorie avvalendosi nel caso specifico della devianza minorile di particolari strumenti clinici: i test di personalità. 
Nell'articolo che segue, vedremo tali strumenti alla luce delle diverse teorie psicologiche che negli anni si sono occupate di devianza e criminalità minorile.

 Due sono i test idonei a esaminare le personalità delinquenziali utilizzati più di frequente; entrambi sottoposti a critiche riguardanti la loro sfera di indagine:                                                                     

1. L’MMPI (Minnesota Multiphasic Personality Inventory) ha permesso di confrontare le caratteristiche della personalità del delinquente rispetto a quella del non delinquente.

2. Il PFS (Rosenzweing Picture-Study) applicato per valutare l’orientamento dell’aggressività in relazione alla sua dimensione punitiva partendo dalla diffusa tendenza secondo cui persone o oggetti sono assunti come responsabili delle proprie frustrazioni.

Alcuni studiosi hanno formulato le loro teorie partendo dall’ipotesi che caratteristiche generali relative ai tratti di personalità quali l’immaturità, la mancanza di adattamento, l’indifferenza affettiva, la debolezza dell’io, se possedute avrebbero indicato il possibile sviluppo di comportamenti criminali. Queste stesse teorie, non essendo avvalorate da verifica empirica e data l’esistenza di numerosi controesempi non associabili a tali categorie, sono da considerarsi non valide. A una conclusione simile si giunge presupponendo altre ipotesi di partenza relative alle condizioni di oppressione vissute dai soggetti (esperienze negative in contesti familiari e/o sociali e di interazione interpersonale), che determinerebbero invece una maggiore tendenza all’aggressività. 

A tal proposito ricordiamo la teoria della frustrazione-aggressività di Dollard secondo la quale a ogni frustrazione segue sempre una qualche forma di aggressività anche quando essa non si manifesta esplicitamente. I soggetti devianti sono quelli dotati di una minore capacità di tolleranza rispetto alla frustrazione o anche coloro i quali, nel corso della loro esperienza, sono sottoposti a una maggiore quantità di frustrazioni nei vari ambienti in cui si svolge la loro vita.

Thomas ha individuato quattro bisogni fondamentali che possono diventare fonti di frustrazione nell’età evolutiva: il bisogno di sicurezza, il bisogno di fare nuove esperienze, il bisogno di avere risposta, e il bisogno di riconoscimento da parte degli adulti. La frustrazione di questi bisogni, qualora supera certi limiti, favorisce l’assunzione di comportamenti devianti.

Freud analizza la frustrazione del sentimento di giustizia, intesa come aspettativa di giustizia che considera fondamento di ogni aggregato sociale. Questa tipologia di frustrazione può essere vista sia come ragione primaria, sia come possibilità da parte dei soggetti criminali di appellarsi alla giustizia infranta per giustificare il loro comportamento.

Con Albert Bandura si compie un passo in avanti dal comportamentismo verso una teoria social-cognitiva della personalità utile a spiegare anche il fenomeno della devianza.                                                            

Egli introduce tre concetti fondamentali:

  • DETERMINISMO TRIADICO RECIPROCO indica che l’azione compiuta è data dall’esito di un’interazione reciproca tra persona, ambiente e condotta.
  • HUMAN AGENCY è una proprietà della mente umana che consente all’uomo, oltre a rispondere agli stimoli esterni provenienti dall’ambiente, anche di agire attivamente rispetto ad esso.
  • AUTOEFFICACIA PERCEPITA (perceived self efficacy), la convinzione del soggetto di sentirsi in grado di portare a termine un compito, secondo Bandura influenza l’esito del compito stesso al di là delle risorse interne del soggetto e delle opportunità che l’ambiente gli offre.
  • DISIMPEGNO MORALE si tratta di un processo studiato da Bandura al fine di individuare le strategie cognitive-sociali che i soggetti impiegano per svincolarsi dalle norme e dalle responsabilità. Un forte utilizzo di questi meccanismi cognitivo-sociali è associato ad un possibile orientamento verso la devianza.

Bandura suggerisce, inoltre, alcune modalità specifiche di disimpegno morale quali: la giustificazione morale, l’etichettamento l’eufemico, il confronto vantaggioso, la diffusione della responsabilità, la distorsione delle conseguenze, la de-umanizzazione della vittima.

Ulteriori contributi riguardo lo studio del fenomeno della devianza provengono dalla Psicoanalisi in particolare da Freud il quale, proponendo la categoria del delinquente per senso di colpa, sotto il profilo clinico ipotizza che il senso di colpa  andrebbe inteso come meccanismo che attiva l’azione delittuosa; di conseguenza il comportamento criminale e la successiva ricerca di una punizione sono ammissibili per il soggetto che, in questo modo, può razionalizzare il proprio senso di colpa e rendersi colpevole dei reati che di fatto ha commesso e non in relazione alla sua fantasia inconscia.

Tra i contributi psicologici più autorevoli nello studio della delinquenza minorile occorre ricordare altresì il filone della psicologia sociale nel quale si inserisce Mead il cui lavoro di indagine inizia dall’interesse verso la condotta sociale del soggetto, inserito in un sistema di relazioni all’interno del quale da un lato si confronta con la sua esperienza interiore, dall’altro affronta i problemi connessi al gruppo sociale cui appartiene. Dunque entrano in gioco mediazioni interattive intrinseche al contesto sociale che permettono al soggetto di crescere e di acquisire la capacità di agire. Pertanto Mead evidenzia due connotati della mente umana: la caratteristica interpretativa e quella riflessiva, soprattutto quest’ultima per tramite del linguaggio e dei significati condivisi dal gruppo sociale consente all’individuo, nel momento stesso in cui esprime il proprio punto di vista, di evocare quello altrui e quindi di valutare le proprie azioni sulla base delle interpretazioni provenienti dal resto del gruppo.

“Questo necessario e fondamentale processo rappresenta il requisito di base per l’assunzione del ruolo nei rapporti sociali, per l’inizio della dinamica ego-alter, per la costruzione mentale dell’<<altro generalizzato>> come referente simbolico normativo continuo”  (Mead, 1966)        

La mente umana, nella prospettiva di Mead, è il prodotto di tre fattori interdipendenti Me, Io, Sé

ME rappresenta la dimensione socializzata della nostra condotta che assume come riferimento le aspettative altrui.                                                                                                                     

IO rappresenta l’organizzazione delle nostre risposte interne ai comportamenti altrui. Dall’interrelazione di entrambe queste componenti emerge il SE’ come tratto autonomo e distinto che determina l’identità. Come risultato del processo di interazione sociale.

La teoria dell’identità utilizzata nello studio della devianza minorile è stata formulata da Erikson il quale sostiene che proprio nell’adolescenza si verifica la cosiddetta crisi d’identità a seguito di numerosi cambiamenti che colpiscono diversi ambiti dello sviluppo dell’individuo (dalla sfera sessuale alle modificazioni dei rapporti interpersonali ecc…), ragion per cui da organizzata diventa diffusa e discontinua. L’adolescente reagisce alla perdita del senso di identità attraverso quella che Erikson chiama “scelta di identità negativa”.

“La storia di questa scelta rivela un complesso di circostanze in cui è più facile per il paziente trarre un senso d’identità dalla totale identificazione con ciò che egli non dovrebbe assolutamente essere, piuttosto che lottare per conquistare un sentimento di realtà in ruoli accettabili, ma irraggiungibili con i suoi mezzi interiori” (Erikson, 1984).

Erikson ha aperto le porte ad un campo di ricerca molto più vasto inerente al rapporto tra identità personale e ruolo sociale al cui interno si inseriscono diverse correnti come ad esempio l’interazionismo simbolico che ha tra gli esponenti principali Lemert, Becker per citarne alcuni.       

 

L'articolo è stato scritto dalla dr.ssa Maria Anna Formisano, Psicologa e Docente, Esperta in Psicologia Giuridica 

Studio di Psicoterapia MenteSociale

studio mix

Indirizzo: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 15, numerose linee di bus

Email: info@mentesociale.it

Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
Martedì dalle 10.00 alle 13.00  (anche Sportello Psicologico)
Mercoledì dalle 17.00 alle 20.00
Giovedì dalle 10.00 alle 13.00 (anche Sportello Legale)
Venerdì dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.