L'articolo affronta i punti nodali del legame tra la Dipendenza Affettiva e lo Stalking. Quali sono le differenze tra esse e perché la fine di un amore genera violenza? E’ un problema legato alla modernità? Che ruolo gioca il partner “vittima” nella coppia? Può, potenzialmente, fare qualcosa per controllare o gestire la situazione? Che differenza c’è fra stalker uomo e stalker donna? Che approccio persecutorio hanno? 
Al termine dell'articolo anche un audiointervista della dr.ssa Laura Catalli

 Questo articolo riporta l'intervista della dr.ssa Laura Catalli sulla Dipendenza Affettiva e sullo Stalking, per la Radio Cusano Campus il 27/10/2015

Parliamo di un importante workshop sul tema dello Stalking e della dipendenza affettiva. In collegamento telefonico la Dott.ssa Laura Catalli, Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento Sistemico - Relazionale, Consulente sessuale e di Coppia.

Dott.ssa Catalli, partiamo con il capire proprio la differenza fra dipendenza affettiva e stalking (se c’è ovviamente differenza)

E’ bene fare innanzi tutto chiarezza sui due termini.

Partiamo dalla dipendenza affettiva, che viene oggi classificata tra le cosidette “New Addiction” che comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica (droga, alcol, farmaci, ecc.), ma l’oggetto della dipendenza è rappresentato da comportamenti o attività che sono parte integrante della vita quotidiana: classici esempi oltre la dipendenza affettiva sono la dip. da gioco d’azzardo o la dipendenza da shopping.

Possiamo definire la dipendenza affettiva come una forma patologica dell’amore, caratterizzata da una continua ricerca dell’altro e che riproduce i tipici elementi descrittivi della comune dipendenza:

  • l’ebbrezza: ovvero la sensazione di piacere provata dal dipendente affettivo quando è in compagnia del proprio partner.
    Tale sensazione nella sua intensità la proviamo tutti quando ci innamoriamo, quando desideriamo passare notte e giorno con l’altro, quando la nostra vita si concentra emotivamente e non solo sulla relazione di coppia che stiamo vivendo. Questa fase del tutto naturale porta poi al passaggio dall’innamoramento all’amore dove tendiamo a riprendere la nostra individualità ed a trovare il giusto equilibrio con il desiderio di stare in coppia.
    Il dipendente affettivo invece è come se rimanesse bloccato e imprigionato nella fase di innamoramento, da cui non riesce più ad uscire e che si caratterizza oltre che per questa sensazione di ebbrezza, anche per
  • la tolleranza: come la dipendenza da sostanze la persona ha bisogno gradualmente di più tempo da dedicare e condividere con il partner e questo porta frequentemente ad un peggioramento della qualità della vita: le relazioni sociali e familiari possono diventare meno soddisfacenti, i vissuti negativi come frustrazione rabbia o angoscia vengono tollerati di meno e diventano più intrusivi, la serenità si trasforma in malessere. Un malessere che viene risolto quando si è di nuovo vicino alla persona amata, creando quindi una sorta di circolo vizioso da cui è difficile venirne fuori.
  • la terza caratteristica della dipendenza affettiva è, come per tutte le dipendenze, l’astinenza: l’assenza del partner (che si può allontanare per lavoro o per uscire con gli amici o la separazione e la chiusura di un rapporto) porta a vissuti emotivi ed a volte anche fisici (attacchi di panico) estremamente invadenti ed invalidanti.

Per Stalking intendiamo un insieme di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza, di controllo, di ricerca di contatto e comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o preoccupata.
Una delle cause più frequenti dell’attivazione del comportamento stalkizzante è proprio la fine di un rapporto d’amore.
In numerosi casi però, notiamo la presenza di comportamenti di dipendenza affettiva già in corso di relazione: una gelosia eccessiva, comportamenti di controllo o reazioni spropositate durante piccole separazioni del partner (es. quando va a lavoro o quando esce con gli amici) ne sono un segnale.

In comune vi è una incapacità a sopportare la fine di una relazione o semplicemente una separazione, un allontanamento del partner.
Di conseguenza si possono in entrambi i casi attivare dei comportamenti definibili come di controllo o di possesso (ad es. telefonate o email ossessive, pedinamenti, domande-interrogatorio etc).
E’ come se il partner fosse avvertito come parte di sé: essere lasciati significherebbe quindi perdere una parte di noi stessi…

L'articolo affronta i punti nodali del legame tra la Dipendenza Affettiva e lo Stalking. Quali sono le differenze tra esse e perché la fine di un amore genera violenza? E’ un problema legato alla modernità? Che ruolo gioca il partner “vittima” nella coppia? Può, potenzialmente, fare qualcosa per controllare o gestire la situazione? Che differenza c’è fra stalker uomo e stalker donna? Che approccio persecutorio hanno? 
Al termine dell'articolo anche un audiointervista della dr.ssa Laura Catalli

 Questo articolo riporta l'intervista della dr.ssa Laura Catalli sulla Dipendenza Affettiva e sullo Stalking, per la Radio Cusano Campus il 27/10/2015

Parliamo di un importante workshop sul tema dello Stalking e della dipendenza affettiva. In collegamento telefonico la Dott.ssa Laura Catalli, Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento Sistemico - Relazionale, Consulente sessuale e di Coppia.

Dott.ssa Catalli, partiamo con il capire proprio la differenza fra dipendenza affettiva e stalking (se c’è ovviamente differenza)

E’ bene fare innanzi tutto chiarezza sui due termini.

Partiamo dalla dipendenza affettiva, che viene oggi classificata tra le cosidette “New Addiction” che comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica (droga, alcol, farmaci, ecc.), ma l’oggetto della dipendenza è rappresentato da comportamenti o attività che sono parte integrante della vita quotidiana: classici esempi oltre la dipendenza affettiva sono la dip. da gioco d’azzardo o la dipendenza da shopping.

Possiamo definire la dipendenza affettiva come una forma patologica dell’amore, caratterizzata da una continua ricerca dell’altro e che riproduce i tipici elementi descrittivi della comune dipendenza:

  • l’ebbrezza: ovvero la sensazione di piacere provata dal dipendente affettivo quando è in compagnia del proprio partner.
    Tale sensazione nella sua intensità la proviamo tutti quando ci innamoriamo, quando desideriamo passare notte e giorno con l’altro, quando la nostra vita si concentra emotivamente e non solo sulla relazione di coppia che stiamo vivendo. Questa fase del tutto naturale porta poi al passaggio dall’innamoramento all’amore dove tendiamo a riprendere la nostra individualità ed a trovare il giusto equilibrio con il desiderio di stare in coppia.
    Il dipendente affettivo invece è come se rimanesse bloccato e imprigionato nella fase di innamoramento, da cui non riesce più ad uscire e che si caratterizza oltre che per questa sensazione di ebbrezza, anche per
  • la tolleranza: come la dipendenza da sostanze la persona ha bisogno gradualmente di più tempo da dedicare e condividere con il partner e questo porta frequentemente ad un peggioramento della qualità della vita: le relazioni sociali e familiari possono diventare meno soddisfacenti, i vissuti negativi come frustrazione rabbia o angoscia vengono tollerati di meno e diventano più intrusivi, la serenità si trasforma in malessere. Un malessere che viene risolto quando si è di nuovo vicino alla persona amata, creando quindi una sorta di circolo vizioso da cui è difficile venirne fuori.
  • la terza caratteristica della dipendenza affettiva è, come per tutte le dipendenze, l’astinenza: l’assenza del partner (che si può allontanare per lavoro o per uscire con gli amici o la separazione e la chiusura di un rapporto) porta a vissuti emotivi ed a volte anche fisici (attacchi di panico) estremamente invadenti ed invalidanti.

Per Stalking intendiamo un insieme di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza, di controllo, di ricerca di contatto e comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o preoccupata.
Una delle cause più frequenti dell’attivazione del comportamento stalkizzante è proprio la fine di un rapporto d’amore.
In numerosi casi però, notiamo la presenza di comportamenti di dipendenza affettiva già in corso di relazione: una gelosia eccessiva, comportamenti di controllo o reazioni spropositate durante piccole separazioni del partner (es. quando va a lavoro o quando esce con gli amici) ne sono un segnale.

In comune vi è una incapacità a sopportare la fine di una relazione o semplicemente una separazione, un allontanamento del partner.
Di conseguenza si possono in entrambi i casi attivare dei comportamenti definibili come di controllo o di possesso (ad es. telefonate o email ossessive, pedinamenti, domande-interrogatorio etc).
E’ come se il partner fosse avvertito come parte di sé: essere lasciati significherebbe quindi perdere una parte di noi stessi…

Perché la fine di un amore genera violenza? E’ un problema legato alla modernità o in effetti c’è da sempre?

Perché la fine di un amore genera violenza? E’ un problema legato alla modernità o in effetti c’è da sempre?

E’ difficile fare un discorso generale perché naturalmente dipende dalla storia della coppia e dai vissuti che ogni persona porta in quella relazione.
In senso lato la fine di una storia d’amore non è mai un passaggio facile, emotivamente parlando.
Può sfociare purtroppo in veri e propri attacchi aggressivi e violenti quando vi è una difficoltà persistente ad accettare che il rapporto sia finito ed a elaborare il fatto che l’altro non voglia star più con noi, che non desideri più la relazione.

A volte la fine del rapporto viene vissuto come un rifiuto o con senso di fallimento, altre volte come un’ingiustizia subita, altre volte ancora con senso di impotenza; in tal senso è importante considerare il rapporto di coppia anche come un rapporto di potere: in una coppia “sana” tale potere viene bilanciato da entrambi (es. compiti suddivisi o temporaneità del potere), in una coppia in cui si genera la violenza, il rifiuto del partner o la chiusura del rapporto viene vissuto come presa assoluta di potere da parte di chi lascia ed in tal senso il comportamento violento della persona abbandonata aiuta a ristabilire un’equità nel rapporto, a sentire di essere ugualmente importanti, potenti.

Rispetto al domandarsi se lo stalking e la dipendenza affettiva siano questioni relative alla modernità, la mia idea è che ci siano sempre stati confini non nettamente tracciabili tra amore sano e amore ossessivo e patologico (pensiamo ad esempio ad Otello che uccide Desdemona!) ma l’aumento di delitti passionali e di comportamenti persecutori ci porta a riflettere su aspetti specifici del contesto sociale e culturale in cui viviamo:

  • Lo sviluppo esponenziale della tecnologia della comunicazione e il cambiamento del concetto di privacy
  • Il concetto di crisi: crisi dell’indissolubilità del matrimonio, la crisi della figura dell’uomo, la crisi economica e la crisi dei valori
  • L'essere in “Società e relazioni liquide”: quali sono i confini? A tale proposito voglio ricordare Baumann quando diceva "Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame"

Che differenza c’è fra stalker uomo e stalker donna? Che approccio persecutorio hanno?

Che differenza c’è fra stalker uomo e stalker donna? Che approccio persecutorio hanno?

Lo stalking non è un fenomeno di genere. 
Siamo più propensi ad immaginare lo stalker uomo ma anche la donna può divenire molesta e persecutrice.

Cinematograficamente ricordiamo ad esempio Attrazione Fatale dove l’amante sedotta e poi abbandonata perseguita il suo ex rendendogli la vita difficile. 
Nella donna stalker prevalgono maggiormente comportamenti intrusivi indiretti come email e telefonate ossessive e, grazie all’avvento dei social network, intrusività nelle pagine face book ad esempio o commenti alle amiche del profilo etc. 
Si segnalano anche comportamenti aggressivi anche se in misura minore, il più delle volte come aggressività verbale.

Nella mia esperienza clinica ho osservato che la donna tende ad adottare un comportamento perseguitante non solo verso il partner che l’ha abbandonata o rifiutata, ma anche verso l’ipotetica terza persona della relazione (es. un’amante, una moglie o un familiare).

La sua intrusività è comunque più lenta e graduale di quella dell’uomo.

E’ bene ricordare che ad oggi prevale, nella nostra società, la figura della donna come ‘vittima’ di violenza da parte dell’uomo ed in effetti i dati statistici così come i fatti di cronaca nera lo confermano. 
Non dimentichiamoci però del numero oscuro, delle donne e degli uomini che non denunciano, che non parlano e che non si confidano. Spesso è più immediato chiudersi in se stessi, speranzosi o convinti che la situazione cambierà. Non dimentichiamoci che all’uomo è stato trasmesso generazionalmente e sociologicamente l’importanza di essere forti e non fragili, di conseguenza in senso lato la vittima uomo si trova maggiormente in difficoltà a denunciare così come a parlarne ed a confidarsi.

Che ruolo gioca il partner “vittima” nella coppia? Può, potenzialmente, fare qualcosa per controllare o gestire la situazione?

Che ruolo gioca il partner “vittima” nella coppia? Può, potenzialmente, fare qualcosa per controllare o gestire la situazione?

Un aspetto interessante nella relazione di dipendenza affettiva è la mancata reciprocità all’interno della coppia nella quale uno dei due (più frequentemente la donna) centra la sua attenzione e la sua affettività esclusivamente sul partner che frequentemente si rivela problematico (abbiamo la famosa donna-crocerossina o quella dell “Io ti salvero’” per intenderci) o più semplicemente abbiamo un partner sfuggente.
Donando “amore a senso unico” la persona dipendente affettiva perde se stessa, la propria autenticità, le proprie emozioni centrandosi unicamente sul partner e sul prendersi cura di lui e della relazione.
L’elemento cruciale quindi diventa la possibilità di creare un buon dialogo emotivo all’interno della coppia: parlare all’altro e portare i nostri vissuti più autentici senza la paura di essere rifiutati, valutati o abbandonati è fondamentale per la crescita di una coppia sana. Questo elemento è fondamentale tanto nella dipendenza affettiva quanto nello stalking.

Un altro importante aspetto è in parole semplici, riuscire a dire di no, senza aver paura della reazione dell’altro o di possibili sensi di colpa futuri. Dire di no rispecchia l’autenticità di cui parlavo e mi permette di star comoda in una relazione senza la necessità di indossare maschere. Dire di no inoltre permette, e questo è fondamentale, di delimitare con il partner gli spazi reciproci.

In una relazione dipendente infatti, una domanda importante su cui si lavora anche in psicoterapia è: dove finisce il mio spazio ed inizia quello dell’altro?

In tutti questi casi, sia per la dipendenza affettiva che per lo stalking, quando si capisce che non si riesce ad affrontare la situazioni solo con le proprie forze, può essere d’aiuto un supporto psicologico.
Che il più delle vote si esplica come percorso psicoterapeutico individuale o di coppia, ma è altresì utile la partecipazione a gruppi di sostegno. 

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