“E in che cosa consiste fondamentalmente un modo civilizzato di comportarsi? Consiste nel ridurre la violenza. E’ questa la funzione principale della civilizzazione ed è questo lo scopo dei nostri tentativi di migliorare il livello di civiltà delle nostre società” (Karl Popper).

 La violenza dilaga e sembra una marea sempre più alta, destinata a non ritrarsi né a limitare i suoi confini.

Le grandi città sono le più colpite perché le sacche di emarginazione sono più consistenti e come sempre, accanto alla ricchezza e alla condizione di “status symbol”, c’è l’isolamento e le privazioni delle condizioni sociali più deboli.

Ma la violenza si riversa anche in ambiti ristretti come quelli della famiglia, dove le insoddisfazioni e i comportamenti devianti trovano spesso una valvola di sfogo dentro le mura domestiche. La famiglia è cambiata come è cambiata profondamente la società che la rappresenta.

I vincoli genitoriali sono spesso tali solo sulla carta, il nucleo di affetti, di rispetto e reciproca considerazione sono diventati degli obblighi da assolvere, impegni concreti di sussistenza e di convivenza.

Spesso i genitori non sono in grado di gestire figli ribelli, non hanno tempo né forse voglia di affrontare situazioni critiche che col tempo tendono a far emergere problematiche sempre più gravi e complesse.
I modelli comportamentali a cui i giovani attingono i loro interessi sono veicolati da messaggi in cui il potere, la forza e l’aggressività hanno la meglio. La società violenta non tollera la diversità perché essa non si colloca sul piedistallo della perfezione, impronta di riconoscimento di una sicurezza che si fonda sul potere della forza e dell’arroganza. I ragazzi violenti, i bulli non accettano la fragilità e la debolezze, essi stessi sono nello stesso tempo carnefici e vittime di ideali distorti e privi di valori.

Il sociologo Durkheim afferma:“Le società marchiano materialmente o simbolicamente gli individui per ribadire la loro appartenenza ad esse”. Lo stesso sociologo parla di “fatto sociale” cioè “dell’esistenza di forze indipendenti e coercitive in grado di influenzare il comportamento dell’individuo”.

I fatti sociali più eclatanti di questi ultimi tempi riguardano le violenze sulle donne: 98 vittime nel 2012 ma si evidenzia, in questi ultimi giorni, una progressione sconcertante. Non esiste giorno in cui non venga ammazzata una donna per motivi di gelosia o conseguenza estrema di stalking perseguito nel tempo da ex mariti o fidanzati che non si rassegnano ad essere lasciati.
Nel corso degli anni le donne sono passate da una posizione subalterna a quella di parità rispetto alla figura maschile la quale tuttavia non è riuscita ad emanciparsi dagli stereotipi di genere che rappresentano ancora un fattore influente sulle relazioni di coppia.

Per la rilevanza sociale di questo fenomeno si parla ora di “femminicidio” perché le vittime sono in prevalenza donne.
Analizzare il fenomeno significa mettere in rilievo le cause multifattoriali che influenzano il contesto storico in cui viviamo. La società “liquida” teorizzata da Bauman evidenzia un depauperamento e “liquefazione” dei legami affettivi e familiari che tendono a disgregarsi e ad essere sempre più effimeri.
Non esistono più riferimenti sicuri nell’ambito sentimentale dove si evidenziano cambiamenti repentini in parallelo con le trasformazioni rapide dettate dalla società tecnologica in continua e incessante espansione.
Secondo Durkheim “ la società può influenzare il comportamento del singolo producendo il rifiuto dello status-quo e comportamenti anticonvenzionali”. E’ quindi chiaro come non esistano singolarmente individui violenti ma persone che “assorbono” dalla società quegli insegnamenti che spesso si traducono in violenza e aggressività rivolta non solo verso gli altri ma anche verso se stessi.

La prevenzione e il controllo della violenza può e deve essere fatta soprattutto in ambito educativo e familiare proponendo modelli comportamentali di coping e modellamento che possano sviluppare la resilienza individuale cioè la capacità di fronteggiare avversità o situazioni critiche che in questo periodo storico tendono a destabilizzare il tessuto sociale producendo una inaudita esplosione di violenza.

Studio di Psicoterapia MenteSociale

studio mix

Indirizzo: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 15, numerose linee di bus

Email: info@mentesociale.it

Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
Martedì dalle 10.00 alle 13.00  (anche Sportello Psicologico)
Mercoledì dalle 17.00 alle 20.00
Giovedì dalle 10.00 alle 13.00 (anche Sportello Legale)
Venerdì dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.