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Dall’altra parte della medaglia, un incubo non così diverso da quello del suo persecutore. Lo stalker ha solo l’idea di avere in mano la situazione, di avere il potere e di detenere il controllo, in realtà in gran parte illusorio. Può indurre nella vittima certe reazioni, può sottometterla alle sue richieste, può prostrarla con le minacce e la violenza, ma non può certo possederla in toto, non è né il padrone dell’altro e tantomeno è padrone dei propri stati interni!

Guardiamolo meglio!

La ricerca dell’Istituto di Ricerca Psicosociale su un campione di 800 soggetti di età compresa fra i 13 e i 17 anni, ha verificato la predittività di future condotte persecutore, individuate dalla Sezione Atti persecutori del Reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri.

Gli stalker quindi, potrebbero inquadrarsi in cinque tipologie:

-       il "risentito", caratterizzato da rancori per traumi affettivi ricevuti da altri, a suo avviso ingiustamente (tipicamente un ex-partner di una relazione sentimentale);

-       - il "bisognoso d'affetto", desideroso di convertire a relazione sentimentale un ordinario rapporto della quotidianità; insiste e fa pressione nella convinzione che prima o poi l'oggetto delle sue attenzioni si convincerà;

-       il "corteggiatore incompetente", che opera stalking in genere di breve durata, risulta opprimente e invadente principalmente per "ignoranza" delle modalità relazionali, dunque arreca un fastidio praticamente preterintenzionale;

-       il "respinto", rifiutato dalla vittima, caratterizzato dal voler contemporaneamente vendicarsi dell'affronto e insieme riprovare ad allestire una relazione con la vittima stessa;

-       il "predatore", il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale, trae eccitazione nel dirigere le proprie mire a vittime che può rendere oggetto di caccia e possedere, dopo avergli incusso paura; è una tipologia spesso riguardante voyeur e pedofili. E’ l’atto predatorio in sé ad eccitarlo e a spingerlo.

Questa schematizzazione riassume un po’ quanto abbiamo detto fino ad ora e quanto è stato visto dal nostro Jeff.

Ma forse oltre ai casi descritti dallo schema, che sembrano rientrare per lo più in chi ha avuto una relazione precedente con la vittima o vorrebbe averla, ve ne sono altri. Ad esempio la segretaria osservata da Jeff, rappresenta un esempio di stalking fra donne, in ambito lavorativo. Così, la signora che taglia i vestiti e rovista nella carta, rappresenta un caso di “stalking condominiale” attuato fra donne.

Questi esempi mettono in risalto che lo stalking non è un fenomeno di genere. Anche se la prevalenza degli stalker è di sesso maschile, non esclude una certa percentuale di stalker di sesso femminile.

Sorprendentemente, la percentuale di persecutori al femminile sembra in aumento e questo potrebbe essere imputato a vari fattori. Forse con la crescente autonomizzazione della donna sotto tutti i fronti (economico, sociale, relazionale, psicologico), si è assistito anche ad una crescente espressione di potere sull’uomo, sia attraverso forme più costruttive che verso forme più aggressive. La donna, una gran parte delle donne del mondo occidentale, si è svincolata in gran parte dal ruolo di vittima passiva e ha assunto sempre più un ruolo attivo, sotto vari fronti.

Dall’altra potremmo pensare che l’uomo, maggiormente autorizzato dal contesto sociale nel ruolo di vittima, si senta sempre più libero di denunciare una condotta disturbante, proveniente dal femminile. Spesso infatti, lo stereotipo del maschio prevede che l’uomo non possa che essere lusingato dalle attenzioni di una donna e che non debba avere paura o mostrarsi debole. Talvolta chiedere aiuto, può essere frainteso come atteggiamento di debolezza e scarsa mascolinità. 

La crescente informazione sul tema, l’ampliarsi di informazioni ma anche di vedute sul fenomeno e sull’affettività in genere, ha reso sicuramente più accessibile il riconoscimento di certe emozioni e la richiesta d’aiuto anche da parte del sesso maschile.

Inoltre, i dati sottolineano che la relazione fra persecutore-perseguitato può avvenire anche fra persone dello stesso sesso, non necessariamente deve riguardare il rapporto uomo-donna o donna-uomo.

Infine, la relazione sentimentale (reale, presunta o desiderata), non è l’unico tipo di relazione che funziona come miccia attivatrice dello scompenso dello stalker. Vi sono altri tipi di relazione-convivenza che possono attivarlo, da quello lavorativo, amicale, di vicinato, ecc.

La condotta persecutoria quindi non è un fenomeno né di genere, né di razza, né di cultura, né di età, è un fenomeno che può riguardare qualunque persona che come abbiamo visto, probabilmente è vittima di una fragilità interna, di una sorta di eventi traumatizzanti, di una rete familiare e sociale non sufficientemente accogliente e contenitiva, ecc.

In ultima analisi rappresenta l’espressione di uno scompenso personale e sociale, che produce effetti a catena, con ricadute ad ogni livello (individuale, relazionale, sociale, morale, materiale).

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