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Vediamo di capire di cosa stiamo parlando.

Stalking è un termine inglese che rimanda ad una serie di atteggiamenti tenuti da chi infligge ad un’altra persona, una persecuzione (che può avvenire a vari livelli) generandole ansia e paura. Si tratta di quella condizione altrimenti detta Sindrome da molestatore assillante.

Il termine to stalk in modo letterale riconduce al significato di “camminare con circospezione”, “camminare furtivamente”, indicando anche il “cacciatore in agguato” e come tale l’appostarsi per seguire la preda.

Il termine quindi oggi viene ad individuare una serie di molestie assillanti, condotte indesiderate e continue, che possono essere: appostamenti continui nei pressi dell’abitazione, negli ambienti frequentati abitualmente dalla vittima, ricerca di contatti continui e indesiderati attraverso pedinamenti, telefonate, mail, sms, lettere, biglietti, invio di oggetti non richiesti (piacevoli o non), atti vandalici come sottrazione o danneggiamento di oggetti di proprietà (furto della posta, delle chiavi, danneggiamento dell’auto, ecc.), queste condotte possono sfociare in ultima istanza in minacce esplicite, aggressione, fino all’atto irrimediabile dell’omicidio.

Gli atti persecutori si differenziano dalle molestie per l’intensità, la frequenza e la durata della condotta disturbante.

L’atto del persecutore in sé, può non essere spiacevole, ma la persistenza, il carattere invasivo e indesiderato da parte della vittima, lo rende un atto violento.

Infatti, non sempre il contenuto di sms, telefonate, biglietti e simili sono chiaramente aggressivi.
Talvolta possono essere messaggi d’amore, dichiarazioni, lusinghe, proposte, ecc., oggetti in altre circostanze desiderabili (fiori, cioccolatini, lettere d’amore, proprio come col giovane osservato da Jeff). Questi messaggi diventano intrusivi e psicologicamente violenti per la loro frequenza-insistenza e perché non desiderati, da parte di chi li riceve, inducono una sorta di pressione psicologica, scatenante ansia.

Lo stalker non tiene conto di ciò che l’altro desidera, se gradisce o meno le sue attenzioni. L’unico ggetto di sua esclusiva attenzione, riguarda ciò che desidera, ciò di cui ha bisogno, l’obiettivo finale.

Come abbiamo visto nel primo episodio osservato da Jeff (il giovane che regala rose e cioccolatini), è l’effetto che l’atto induce sulla vittima, a rivelarci la sua reale natura, ovvero l’ansia, la paura, la fuga, l’evitamento, ecc. Queste reazioni ci mostrano che non siamo di fronte ad uno scambio fra fidanzati, ma un atto indesiderato, un atto di stalking appunto.

Il persecutore può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, un ex-partner, che agisce spinto/a dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito o presunto tale.

In altri casi invece ci troviamo davanti a persone con problemi relazionali, che agiscono con l'intento di stabilire una relazione sentimentale imponendo la propria presenza, anche di fronte ad un netto rifiuto. E’ il caso per esempio di una persona conosciuta in un locale o ad una festa, che confonde lo scambio di simpatia e il dialogo occasionale, con una sicura relazione in itinere, che cercherà quindi di alimentarla con varie modalità, a discapito del volere dell’altro, mal interpretato. Si tratta spesso di persone “imbranate” nelle relazioni, con poche esperienze e con una capacità di scambio ancora immatura.

Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l'atteggiamento persecutorio origina dalla convinzione di avere effettivamente una relazione (del tutto inesistente) con l'altra persona. Questi soggetti manifestano cioè sintomi di perdita del contatto con la realtà, travisano i fatti, interpretando i gesti e le parole dette o non dette, in accordo con una convinzione personale, distante dalla realtà. In sette casi su dieci di questo tipo, si individua un’organizzazione di personalità borderline. Quasi sempre i comportamenti si protraggono per mesi o anni, il che mette in luce l'anormalità di questo genere di condotte.

Il Centro Presunto Autori nell’Unità Analisi Psico Comportamentale dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking (CPA), ha condotto una ricerca che individua alcuni elementi descrittivi del fenomeno.

Un primo interessante elemento individuato, che accomuna oltre il 50% degli stalker, consiste nel vissuto, per almeno una volta nella vita, dell’abbandono, separazione o lutto di una persona cara, non ancora elaborato.

Si può ipotizzare quindi, che esista una sorta di ferita ancora aperta, che dissangua lo stalker gradualmente, creandogli uno stato di deperimento psico-emotivo-sociale continuo, ciò lo rende debole e come un cristallo fratturato, al minimo urto può rompersi, mandando in pezzi il suo delicato equilibrio.

E’ probabile cioè che l’atto interveniente, legato in qualche misura con la vittima, crei lo scompenso emotivo, che fa perdere i canoni del vivere quotidiano e rompe gli argini della relazione sana.

Ed ecco che, incomprensibilmente agli occhi esterni, all’interno dello stalker si crea uno stato di angoscia e tensione tali, che per essere riequilibrati necessitano del ripristino del controllo sulla situazione. Il comportamento invasivo e persistente infatti, costituisce una sorta di recupero del controllo, il tentativo di produrre sull’ambiente e sulle persone una certa pressione, di trovare rispondenza al proprio volere, di poter ottenere esattamente ciò che desidera.

In una condizione di estrema fragilità, un “NO” può costituire un terremoto intollerabile e non sempre chi ne è vittima, chiede aiuto. Talvolta cerca di porvi autonomamente rimedio, con atti insani e sconsiderati, come nel caso dello stalking.

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