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I PROSSIMI LABORATORI PER BAMBINI

Nell'agosto del 1973 quattro impiegati di una banca di Stoccolma vennero tenuti in ostaggio da due rapitori per quasi una settimana. Dopo il loro rilascio gli inquirenti si stupurono che essi testimoniassero in favore dei loro rapitori; quasi giustificando e comprendendo il loro gesto. Questo episodio ha dato il nome a quella condizione clinica che viene definita come "Sindrome di Stoccolma" che indica il legame particolare che si instaura traoloro che vengono sequestrati e abusati e i lor sequestratori.

La sindrome di Stoccolma è il meccanismo per il quale la vittima solidarizza con il suo carnefioce fino all'innamoramento.

Si tratta chiaramente di un particolare stato psicologico in cui viene a trovarsi chi è vittima di abusi o violenze. Una sorta di alleanza tra vittima e carnefice. Un manifestare sensazioni positive verso l'aggressore che possono portare a veri e propri coinvolgimenti emotivi ed innamoramenti. In questi casi la vittima per "sfuggire" ad una fonte di stress intollerabile e soverchiante e sopravvivere ad esso fa suo, non solo il comportamento del persecutore, ma soprattutto le "ragioni" del carnefice. La vittima ha bisogno di interiorizzare alcune carateristiche comportamentali e cognitive dell'aggressore per difendersene, fino quasi a comprenderlo empaticamente.

Ad esempio, assumendo quel senso di colpa dell'aguzzino. Infatti, solo assumendo su di sè le "ragioni" dell'aggressore, allora si pouò mostrare quel comportamento collaborativo e sottomesso, che riducendo le manifestazioni aggressive delal vittima, alal fine gli salvano la vita. Nella sua brutalità, la Sindrome di Stoccolma nasconde quasi un aspetto positivo: aiuta la sopravvivenza della vittima, riuscendo a realizzare un feedback positivo da pasrte dell'aggressore; infatti la vittima, divenenedo più collaborativa riesce ad arginare la follia del persecutore di cui è alla completa mercè e riducendo l'esposizione del soggetto vittima alla minaccia alal prorpia integrità fisica.

Come dire: a situazioni estreme, rimedi estremi. Ma tutto ciò ha un costo in termini di benessere personale mentre, da un punto di vista sociale, il soggetto può diventare un'autentica "bomba ad orologeria".

Abbiamo già detto che si tratta del meccanismo di difesa studiato da Anna Freud dell'identificazione con l'aggressore. Tuttavia, ad onor del vero questo stesso meccanismo era stato evidenziato, soprattutto nei suoi aspetti relazionali e "cognitivi" da uno dei padri fondatori delal stessa psicoanalisi; Sandor Ferenczi che ha dovuto subire l'ostracismo degl iambienti psicoanalitici. Non è un caso se Anna Freud non lo menzioni affatto nella sua opera "L'Io e i meccanismi di difesa".
Ma è tempo di rivalutare la posizione di questo psicoanalista ungherese al quale gl istudiosi contemporanei del trauma debbono molto.
Stessa sorta, se non peggiore, fu riservata anche a John Bowlby, autore della teoria dell'attacccamento, unica teoria scentifica in psicologia clinica. Essa ha cambiato lo statuto epistemologico della psicoanalisi, stabilendo il primato degli affetti su quello della sessualità.

Probabilmente, le rivoluzioni "concettuali" devono passare attraverso l'incomprensione e l'ostracismo della propria cerchia di appartenenza. L'importante è andare avanti nella conoscenza.

 

 

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