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La perizia e la consulenza sono mezzi di prova, ovvero strumenti con i quali si acquisisce al processo un elemento che serve per la decisione, tipici, ossia regolamentati dalla legge nelle loro modalità di assunzione.

Le disposizioni normative relative alla perizia e alla consulenza tecnica, quali mezzi di prova tipici, cono contenute nel Libro III Titolo II Capo VI del Codice di Procedura Penale e nel Titolo I Capo VI delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale.

Ai sensi dell’ art. 220 c.p.p.  la perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche.

I criteri  per la  nomina del perito sono contenuti nell’art. art. 221 c.p.p.  in combinato disposto con gli artt. da 67 a 72 e 76 disp. att. c.p.p ove, è stabilito che il giudice, con ordinanza, sceglie il perito negli appositi albi o tra le persone fornite di particolari competenze nella specifica disciplina.

Una volta disposta la perizia, il pubblico ministero e le parti private hanno, ai sensi dell’ art. 225 c.p.p., facoltà di avvalersi di una consulenza tecnica il cui unico criterio stabilito è quello relativo al numero dei consulenti tecnici che deve essere non superiore a quello dei periti

La consulenza tecnica può essere richiesta dalle parti, ai sensi dell’art. 233 c.p.p. e dell’art.73 disp. att. c.p.p, anche quando non è disposta la perizia ovvero quando il pubblico ministero si avvale di consulenti tecnici per procedere ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi, o fotografici e ad ogni atra operazione tecnica, come indicato nell’art. 359 c.p.p.

La perizia, ex comma 2 dell’art. 220 c.p.p., è vietata per stabilire l`abitualità o la professionalità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell`imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.

Il divieto di perizia psicologica implica anche il divieto di consulenza tecnica di parte infatti il Tribunale di Teramo il 30.04.1990 (in Arc. Nuova Proc. Pen. 1990, pag. 433) ha stabilito che:

«La possibilità di consulenza tecnica di parte fuori dei casi di perizia, prevista dall’art. 233 c.p.p., presuppone che essa verta su indagine peritale e tecnica il che non ricorre quando si tratti di indagini relative alle condizioni psichiche e alla personalità dell’imputato».

L’ attività del perito consiste ai sensi dell’ art. 228 c.p.p., nel prendere visione del materiale probatorio col limite che può conoscere solo gli atti acquisibili al fascicolo del dibattimento mentre al consulente tecnico è concesso, ai sensi dell’ art. 233 c.p.p. di esaminare gli atti del fascicolo del pubblico ministero anche se essi diventano conoscibili nella loro pienezza soltanto dopo che sono stati depositati.

Nel nostro ordinamento il consulente tecnico non è soggetto ad alcun obbligo.

Il perito invece ha vari obblighi quali:

-          iscrizione all’albo (art. 221 Codice di Procedura Penale e artt. 67 -72 e 76 Disposizioni di attuazione, di coordinamento e transitorie del Codice di Procedura Penale);

-          prestare il proprio ufficio salvo i casi di incapacità e incompatibilità previsti nell’art. 222 c.p.p.;

-          dichiarare il motivo di astensione ex art. 223 c.pp.;

-           nominare immediatamente degli ausiliari;

-           far conoscere la verità e mantenere il segreto su tutte le operazioni peritali: al conferimento dell’incarico peritale è previsto il giuramento del perito ex art. 226 c.p.p. e da ciò discende la responsabilità morale e giuridica nello svolgimento dell’ incarico perseguibile ai sensi dell’art. 373 “Falsa perizia o interpretazione” del codice penale e/o ai sensi dell’art. 326 c.p. “Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”;

-          indicare giorno ed ora delle attività peritali alle parti (art.229 c.p.p)

-          svolgere indagini ed acquisisce risultati probatori, per conto del giudice, e rispondere ai quesiti con parere raccolto nel verbale (art. 227 c.p.p “relazione peritale”);

-          fornire il proprio parere nel termine fissato altrimenti viene sostituito, con ordinanza, del giudice (art. 231 c.p.p.).

Il perito oltre ad attenersi alle norme di diritto penale sostanziale procedurale deve osservare il Codice Deontologico del 1992 elaborato dalla Commissione disciplina del Collegio Periti Italiani  e la Carta di Noto del 1996 aggiornata nel 2011 linee guida per l’esame del minore in caso di abuso sessuale.

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