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ted bundyIl male era “banale”, nelle parole di Hannah Arendt, per definire la pochezza del nazista Eichmann, così spietato, così misero. In un certo senso sorprende, rende guardinghi, ma almeno ci dà una definzione di ciò che si dovrebbe temere.

Se ci si sposta nella sempiterna storia del delitto seriale, spesso i colpevoli erano e sono persone apparentemente innocue, spesso introverse, con problemi relazionali e storie abbandoniche.
Uno stereotipo, ecco, per avere l’impressione di conoscere, di poter categorizzare : gli assassini in questione sovente hanno sì un che di innocuo, ma anche di palesemente disadattato.
E poi c’è Ted Bundy.
Erano tutte graziosissime e giovani e vive – in effetti, con tutta l’esistenza davanti.
Le vittime prescelte : studentesse, allegre, belle, con progetti in mente e una famiglia amorevole e amici e amori.
Tante, mai accertato quanto : di sicuro più di trenta (per sua stessa confessione), alcuni arrivano a ipotizzare una cifra che si avvicina a cento – a lui ben poco importava, il dolore altrui non lo sfiorava nemmeno. Eppure Bundy non era banale, non era disadattato – questo fa paura.
Ted Bundy non ha avuto un’infanzia meravigliosa, ma nemmeno tale da giustificare una violenza del genere : indubbiamente, c’è stato un avvenimento penoso, ma nulla può spiegare ciò che è accaduto poi. La madre di Ted lo partorì senza accanto un compagno : faccenda delicata, nel 1946.
Il piccolo viene cresciuto dai nonni materni, credendo inizialmente che, quella che era la mamma, fosse in realtà una sorella maggiore.
Solo dopo il matrimonio della ragazza con un gentile cuoco di nome Bundy, il bambino viene a conoscenza della verità : ma ha finalmente un patrigno che lo riconosce, dei ‘nuovi’ fratelli, una stabilità che, se non cancella lo sconvolgimento di quanto saputo, gli permette in ogni caso un ambiente comodo e famigliare. Eppure. Eppure ha problemi comportamentali : è bravo negli studi, ma è terribilmente chiuso in se stesso, non sa interagire, come se non ne comprendesse le regole. Ha un paio di arresti per reati minori – la sua adolescenza non comincia bene.
Poi, lentamente, in una mente potenzialmente brillante, ambiziosa, che disprezza la povertà e la mediocrità del proprio ambiente, si crea una persona nuova, capace, dotata.
E’ capace sui libri, Ted. E poi conosce Stephanie, una ragazza che fa parte dell’ ‘alta società’, ha eleganza e bellezza, senza dubbio un futuro promettente – tutto ciò che lui vorrebbe essere e possedere. E lei diventerà la sua ragazza – ma non progetterà mai con lui un matrimonio, o altro.
Vengono da ambienti diversi, per Stephanie è bello finchè dura, nulla più.
La frustrazione dell’abbandono è difficile da tollerare, per lui.
Anche se in seguito incontrerà un’altra donna che lo amerà teneramente, riallaccerà i rapporti con la sua prima fiamma, una volta diventato quel che voleva, e lo farà con una vendicatività notevole.
Perchè quando Stephanie alla fine sarà più disponibile, Ted non la vorrà più.
Del resto, non è più l’insulso sconosciuto Bundy che era. Come n una metanorfosi studiata a tavolino, le sue abilità sociali si svelano notevoli : sa piacere, parlare, sorridere, conoscere l’arte di divenire accattivante col suo viso mobilissimo e versatile, che pare ogni volta una maschera diversa.
Sa fingere magnificamente. Studia prima legge e poi, con maggior successo, psicologia.
Lo ricordano, all’università : è uno di quegli individui che dici “Ehi, può realizzare ciò che vuole” – ama apparire, ama essere su di un palcoscenico, lui così superiore.
Decide di darsi alla politica : si occupa della campagna per rieleggere un governatore di Washington.
Non si resiste al suo fascino, funziona proprio – nulla da dire.
Quello che non si sa, però, è che dal 1974 (e forse addirittura il suo primo crimine violento risale ai tempi delle superiori) inizia la propria mattanza : si infila nei dormitori dei college, cattura vittime fingendosi in stampelle o ingessato (e chiedendo un aiuto per portare libri o altro nella sua macchina appositamente preparata per ospitare una vittima), riesce a insinuarsi di notte, nelle case.
Non si ferma più : stupra selvaggiamente, picchia, uccide. Delle volte lo stupro avviene post mortem : si accanisce in maniera animalesca contro queste povere ragazze, senza sosta (le richieste di pietà lo lasciano indifferente). L’unica che si salva resta con gravi danni cerebrali.
L’unica che scappa prima del suo ‘turno’, è quella che riesce a farlo arrestare. E’ un migratore, Bundy : le vittime le prende in giro per gli Stati Uniti. Tutto si consuma tra il 1974 (a quanto pare, in concomitanza con la fine della sua storia sentimentale con Stephanie) al 1978.
In mezzo, un arresto, in seguito a un normale controllo stradale : gli strumenti che aveva in macchina erano piuttosto compromettenti, e lo si ricollegò col rapimento della fortunata che era riuscita a fuggire, denunciandolo.
Viene condannato a quindici anni, mentre si continua a indagare su omicidi di cui, giustamente, lo si sospetta. Ma riesce a evadere, e da qui si consuma la parte finale della sua furia.
L’ultima sfortunata :  una ragazzina di dodici anni, all’uscita da scuola. Ted Bundy diventa il protagonista del processo, come una star del cinema. Ha le sue appassionate ammiratrici, si mostra istrionico, ama avere gli occhi su di se, sorride beffardo : che sia lì per fatti efferati, non lo riguarda – erano solo inutili ragazze, quelle. Di fronte a questo macabro spettacolo, per le famiglie delle vittime deve essere come una seconda morte. A un certo punto, Ted decide di difendersi da solo, in aula : fortunatamente, non c’è dubbio circa la sua consapevolezza in decine di omicidi almeno.
Condannato a morte, convinto di riuscire, lui, sempre superiore, a scamparla, continua a godere dell’attenzione che gli prestano, di tanta fama. L’esecuzione avviene nel gennaio 1989.
Era disposto a dire il nome di qualche altra vittima, in cambio di.
Ma non hanno accettato. Ha aggiunto qualche particolare macabro che già si sapeva : decapitava, talvolta. Conservava “pezzi”, talvolta. Ma, in fondo, era un bravo ragazzo.
L’ex poliziotta Ann Rules, che si occupa di criminologia, senza saperlo aveva accanto il temibile serial killer : erano stati entrambi volontari al centro telefonico antisuicidi – compassionavole Ted.
Dietro le sbarre si sposa (poco prima della sua morte), gioca con la sua immagine ben costruita, ma mai una parola verso quelle donne, quelle quasi bambine che ha ucciso.
Nessun pentimento, nessun valore. Solo il suo sardonico sorriso di uomo di spettacolo.
Ted Bundy non era banale.
Ecco perchè Ted Bundy fa paura : aveva tutto ciò che poteva desiderare, poteva realizzare ogni progetto, ne aveva i mezzi. Certo, deve essere stato devastante, conoscere la verità sulla madre : ma non può essere abbastanza. Quando si è trattato di diagnosi, ci sono sttai pochi dubbi : uno dei più inquietanti casi di disturbo antisociale di personalità.
“La caratteristica essenziale del Disturbo è un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che si manifesta nella prima adolescenza, e continua nell'età adulta. Questa modalità è stata anche denominata psicopatia, sociopatia o disturbo ‘dissociale’ di personalità.
Per porre questa diagnosi, l'individuo deve avere almeno 18 anni, e deve avere in anamnesi alcuni sintomi del Disturbo della Condotta prima dell'età di 15 anni. Il Disturbo della Condotta comporta un quadro ripetitivo e persistente di comportamenti che violano i diritti basilari degli altri o le norme o regole sociali principali appropriate per l'età. I comportamenti specifici caratteristici del Disturbo della Condotta cadono in una categoria delle quattro seguenti: aggressione a persone o animali, distruzione di proprietà, truffa o furto, o grave violazione di regole.
Gli individui con il Disturbo Antisociale di Personalità non riescono a conformarsi alle norme sociali secondo un comportamento legale. Possono compiere ripetutamente atti passibili di arresto (che vengano arrestati o meno), come distruggere proprietà, molestare gli altri, rubare o svolgere attività illegali. Le persone con questo disturbo non rispettano i desideri, i diritti o i sentimenti degli altri. Sono frequentemente disonesti e manipolativi per trarre profitto o piacere personale (per es., per ottenere denaro, sesso, o potere). Possono ripetutamente mentire, usare false identità, truffare o simulare. L'impulsività può manifestarsi con l'incapacità di pianificare il futuro. Le decisioni vengono prese sotto l'impulso del momento, senza previdenza, e senza considerazione delle conseguenze per sé e per gli altri; questo può determinare cambiamenti improvvisi di lavoro, di residenza, o di relazioni. Gli individui con Disturbo Antisociale di Personalità tendono ad essere irritabili ed aggressivi, e possono essere coinvolti ripetutamente in scontri fisici o commettere aggressioni fisiche (incluso picchiare il coniuge o i figli). Questi individui mostrano anche di non curarsi della sicurezza propria o degli altri. Questo può essere evidenziato dal loro modo di guidare (ricorrenti eccessi di velocità, guidare in stato di intossicazione, incidenti multipli). Possono coinvolgersi in comportamenti sessuali o in uso di sostanze con elevato rischio di conseguenze dannose. Possono ignorare o non curarsi di un figlio, in modo tale da mettere il bambino in pericolo.
Gli individui con Disturbo Antisociale di Personalità tendono anche ad essere spesso estremamente irresponsabili. Un comportamento lavorativo irresponsabile può essere indicato da periodi significativi di disoccupazione nonostante la disponibilità di opportunità di lavoro, o dall'abbandono di molti lavori senza un piano realistico per ottenere un altro lavoro. Può essere presente anche una situazione di assenze ripetute dal lavoro non giustificate da malattie proprie o dei familiari. L'irresponsabilità finanziaria è indicata da azioni quali inadempienza ai debiti, incapacità di provvedere al supporto dei figli, o incapacità di supportare altre figure dipendenti in modo regolare. Gli individui con Disturbo Antisociale di Personalità mostrano scarso rimorso per le conseguenze delle proprie azioni. Possono essere indifferenti, o fornire una giustificazione superficiale dopo avere fatto del male, maltrattato o derubato qualcuno. Questi individui possono biasimare le vittime per essere pazzi, senza risorse, o perché meritano il loro destino; possono minimizzare le conseguenze dannose delle proprie azioni; o possono semplicemente mostrare completa indifferenza. Generalmente sono incapaci di scusarsi o di riparare al loro comportamento. Possono credere che ognuno si debba sacrificare per ‘aiutare il numero uno’, e che non ci si dovrebbe fermare di fronte a niente per evitare di essere sottomessi” (http://www.crimine.it/pagina.asp?ID=72).
Quando si dice che una persona pare tratta da un manuale.
Stiamo parlando, quindi, di quello che in passato soprattutto, veniva definito un sociopatico.
E piaceva – lui alla gente piaceva.
In realtà era vuoto, dentro – non aveva quel contenuto di empatia che rende umani.
La spaventosa straordinarietà del male.

BIBLIOGRAFIA
- Rules A., “Un estraneo al mio fianco”, Longanesi 2003;
-  DSM IV –TR;
http://www.crimine.it/pagina.asp?ID=72;
http://en.wikipedia.org/wiki/Ted_Bundy;
http://www.crimelibrary.com/serial_killers/notorious/bundy/index_1.html;
http://crime.about.com/od/serial/p/tedbundy.htm;
http://www.serialkillercalendar.com/TEDBUNDY.HTML

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