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Riflessione sul Complesso di Medea e sul figlicidio, attraverso i diversi studi criminologici e le diverse tipologie di "madri che uccidono".
Attraverso l'analisi delle caratteristiche, si confronta inoltre tale fenomeno con quello relativo allo "Stalking"
 

Secondo la Criminologia Clinica e la Psicologia, il Complesso di Medea –che ci riporta naturalmente alla nota figura greca- sta a delineare quel quadro sindromico nel quale il genitore di sesso femminile (la madre), posto in situazione di stress emotivo e/o conflittuale con il partner, utilizza il proprio figlio per scaricare la sua aggressività e frustrazione, arrivando anche all’azione omicidiaria del piccolo, strumento di potere e di rivalsa sul coniuge .

Da un punto di vista psicologico, nel momento dell’uccisione del figlio, la madre raggiunge l’apice del delirio di onnipotenza (tipico delle crisi psicotiche) e si autonomina giudice di vita e di morte. Un esempio a riguardo è in Marybeth Tinning la quale uccise i suoi 9 figli uno alla volta facendole passare per morti naturali, nei periodi in cui litigava con il marito (tentò di uccidere anche lui avvelenandolo); altro esempio lo troviamo in Theresa Cross che uccise i suoi due figli in modo particolarmente brutale, dopo violente liti con il marito.
I così detti “Figlicidi” sono tutt’oggi un fenomeno sottovalutato e sottostimato andando ad aumentare il “numero oscuro” nello studio della statistica in questione, ossia la quantità di fatti delittuosi o quasi – delittuosi che non possono essere riportati perché non denunciati o non arrivati ad omicidio conclamato. Lo stesso Lombroso (1892) padre della Criminologia Positivista, considerava una rarità la donna violenta, nella quale lo sbocco naturale dell’aggressività si pensava fosse la prostituzione. D’altra parte l’assassinio sembra essere del tutto in contrasto con il ruolo attribuito oltre che al sesso femminile in generale ed alla madre in particolare, come protettrice della famiglia. Infine da un punto di vista evoluzionistico il figlicidio risulta “contro–natura” per la sopravvivenza della specie di cui la madre è portatrice.

 

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