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Cesale Lombroso (2000), nell’ “Uomo delinquente” del 1889, a proposito dell’infanticida (Delinquente d’impeto) scrisse: “Quasi tutte le infanticide, molte delle quali delinquono per un sentimento d’onore esagerato, di cui è causa l’infamia che annette la società nostra alla maternità illegittima, mentre non rende obbligatoria al maschio la riparazione, né dà diritto alla ricerca della paternità, non lasciando alla femmina altra alternativa che o cancellare le tracce di un’immensa gioia, che per lei sola si converte in una immensa sventura, o restare per sempre infamata; e difatti le infanticide, è noto, come confessino facilmente il reato, come di rado sono recidive, spesso anzi siano d’onesti precedenti, e agiscano quasi sempre senza premeditazione, senza complici, senza strumenti propri, né, di raro, in istato di delirio: ed è noto come maritate nelle colonie penali dieno eccellenti risultati, quali non danno mai le ladre, le assassine comuni e le truffatrici (Cère, les populations dangereuses, Paris, 1872)”.

Il Lombroso, così prosegue quando trattò le ree d’occasione e per passione nel suo studio sulla donna delinquente del 1893: “Si aggiunga specialmente per le amanti abbandonate.

L’ingiusto disprezzo del mondo per quello che è detta la loro colpa e che non è se non un eccesso di amore pericoloso in una società, in cui la gran forza è l’egoismo.

La derisione degli uni, spesso la inumana severità dei parenti, accrescono il loro dolore già tanto grande: così la Jamais si vide per il suo fallo respinta dal padre moribondo che ne sdegnò l’ultimo bacio; la Provensal ricevette dal fratello una lettera che la dichiarava disonore della famiglia e divenuta una estranea.

Questo movente, che per costoro è secondario, diventa il principale e più forte per il maggior numero delle infanticide: congiunto spesso però ad una specie di bisogno di vendicarsi sul bambino del padre infedele. “Quando nacque – confessava alla Grandprè una infanticida – pensai che sarebbe stato vigliacco come lui, le mie dita allora gli si attortigliarono intorno al collo”.

Ce ne danno la prova polmonare le statistiche comprovanti che il numero degli infanticidi e quello delle nascite illegittime è un rapporto inverso, e non, come parrebbe più naturale diretto: ciò che con altre parole significa che nei luoghi dove essendo più rare le nascite illegittime sono considerate con occhio più severo, l’infanticidio è più frequente. E’ dunque la paura del disonore che spinge al delitto”.

 

 

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