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La confessione
È vero, ci pensavamo da tanto tempo. Non ne potevamo più da anni di quelli lì, non si poteva andare avanti. Siamo stati noi..."
A partire dal momento in cui ha iniziato a fare la prima ammissione, Angela Rosa Bazzi non si è più fermata.
"Quella sera volevamo solo dare una bella lezione a quella del piano di sopra. Eravamo stanchi della maleducazione sua e dei suoi parenti ed amici. Odiavamo anche suo padre, Carlo Castagna”.
Mancano circa dieci minuti alle otto di sera. Olindo e Rosa, che quella sera hanno parcheggiato l'auto fuori dal cortile per averla pronta, hanno sentito rientrare in casa le vittime. Al piano di sopra, nella mansarda, Mario Frigerio e sua moglie, Valeria Cherubini, stanno per mettersi a tavola.
"Avevamo la chiave del portoncino di Raffaella. Siamo andati su e abbiamo bussato alla porta" , ha raccontato Rosa ai magistrati.
“Abbiamo indossato un doppio paio di guanti, per scongiurare il rischio di lasciare impronte digitali.” (La scusa per farsi aprire era plausibile: parlare della causa intentata da Raffaella, che li aveva querelati per essere stata picchiata brutalmente).
A colpire per primo è Olindo.
"Appena Raffaella ha aperto, l'ho colpita alla testa col martinetto ", un grosso cric per sollevare il camper.
"Quando Raffaella è caduta ho colpito sua madre",  ha ammesso  Olindo. L’attrezzo e pesante, lui è robusto: i colpi sfondano subito il cranio alle due donne che cadono esanimi sul pavimento: Raffaella nell’ingresso, Paola Galli nel corridoio. Ma non basta. Bisogna avere la certezza che siano morte e Rosa si da’ da fare con il coltello: Raffaella, già colpita a morte, riceve  dodici coltellate.
"Mentre mio marito era di là, con loro due,” ha precisato Angela Rosa, “io ho ammazzato il bambino. L'ho afferrato per i capelli, l’ho sollevato e l’ho ucciso con una coltellata, alla gola."

«Sì, l’ho sollevato per i capelli e l’ho sgozzato." Gli ho piantato il coltello in gola, colpendolo dal basso verso l’alto. Poi ho girato la lama».
“Perché l’ha fatto”? Chiedono i magistrati a Rosa Bazzi «Quel bambino, Youssef, mi aveva sempre dato fastidio. E anche quella sera piangeva, non la smetteva di piangere. E io non ne potevo più. E poi avevo mal di testa, sì mal di testa. Così l’ho colpito».
La donna ha descritto le mosse studiate e ristudiate insieme con il marito, quando lui tornava dal suo lavoro di netturbino dopo mezzogiorno, e infine attuate sia pure con qualche variante rispetto al piano originario: i colpi  sferrati sulla testa delle vittime con un martinetto per il camper, il bambino che urla terrorizzato sul divano preso per i capelli dalla donna e sgozzato, il fuoco appiccato metodicamente e con competenza per distruggere le prove. La corrente tolta per il timore che un corto circuito possa distruggere anche l'appartamento sottostante: il loro.
Una strage preparata con cura, pedinando Raffaella e studiando i suoi orari.

 

 

 

 

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