osservazione minoreL' osservazione del minore, presunto abusato, è un campo molto difficile da riuscire ad osservare a 360°. è di fondamentale importanza tenere a mente, per gli esperti che lavorano in questo settore, non perdere mai di vista il vero focus dell' indagine: l' idoneità a rendere testimonianza.
 

 

La storia della psichiatria forense, della psicopatologia forense e della psicologia giuridica ha posato molta attenzione sulla testimonianza dei minori implicati in procedimenti giudiziari, in special modo in questi ultimi tempi. Si vedano i processi di Vallo della Lucania, il caso di Brescia o il caso della scuola di Rignano Flaminio. Gli studi sul fenomeno dell’ abuso hanno visto varie fasi teoriche.

Un tempo l’ interesse era incentrato sull’ abuso fisico, in cui regnava il paradigma della “sindrome del bambino battuto”. Poi, si è passati all’ abuso intrafamiliare, poi al maltrattamento psicologico e alla trascuratezza. Le varie teorie mettono in evidenza che molte volte, all’ interno del contesto giuridico, le figure coinvolte per arrivare a valutare la testimonianza di un minore che racconta di esser stato abusato, ovvero i periti del Giudice quali psicologi o/e psichiatri, si trovano di fronte a “falsi negativi”, cioè quei casi di vittimizzazione nascosti e a “falsi positivi”, ovvero quelle situazioni che nascono da menzogne o da denunce false. L’ esperto, psichiatra o psicologo, deve andare a valutare l’ idoneità a rendere testimonianza del minore, ovvero l’ affidabilità e la ripetibilità, del soggetto che tende a dare risultati simili e coerenti nel tempo in circostanze diverse e la validità, ovvero la corrispondenza tra ciò che viene dichiarato e la realtà fattuale a cui le affermazioni si riferiscono. In questo esame è fondamentale valutare le aree intrapsichiche del minore, ovvero le aree cognitive, quali il pensiero, la memoria, il linguaggio; e le aree interpsichiche, ovvero le aree relazionali, culturali e l’ ambiente in cui il minore vive. Difatti, in letteratura, l’ apprezzamento dell’ attendibilità riguarda due aspetti valutativi: la competenza, capacità cognitive (pensiero, funzionamento della memoria1, percezione, comprensione e competenze linguistiche, produzioni verbali, esame di realtà: aderenza e capacità di distinguere la fantasia dalla realtà, source monitoring ovvero l’ abilità nel riconoscere le fonti dell’ informazione, ed eventuali disturbi) emotive e sociali e la capacità di rendere testimonianza, e la credibilità clinica, cioè l’ accuratezza e sincerità della dichiarazione, legata agli eventuali elementi suggestivi. La suggestionabilità costituisce un processo inconscio, è la suscettibilità alla suggestione, è la misura in cui gli individui accettano e assimilano le informazioni successive all’ evento nei loro ricordi dell’ evento (Camerini, 2004). Esistono diversi meccanismi in grado di rendere il minore più suggestionabile, oltre ai fattori interni vi è il contesto in cui il minore ha vissuto e rivisitato la propria esperienza. Esistono vari tipi di suggestione: per autorità, per associazione, per abitudine, per ripetizione, per imitazione. Atkinson affermava che “il fanciullo è diretto quasi esclusivamente dalle proprie sensazioni ed emozioni e dall’ effetto delle impressioni e suggestioni che egli riceve da coloro che lo circondano”. Al fine di svolgere in modo metodologicamente corretto ed appropriato le operazioni che riguardano la valutazione della testimonianza, l’ esperto che deve produrre una relazione peritale deve far riferimento a delle linee guida in materia. Alcune linee guida sono le “linee guida per l’ abuso in Età Evolutiva” pubblicate dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’ Infanzia e dell’ Adolescenza (SINPIA)2. Va fatto notare, altresì, come le raccomandazioni ivi contenute siano mutuate dalle linee guida dell’ Academy of Chil and Adolescent Psychiatric e basate su studi controllati o su evidenze cliniche condivise dalla maggior parte degli esperti nel campo degli abusi e maltrattamenti in età evolutiva. Per ogni raccomandazione è inoltre specificata ola “forza della raccomandazione” e la “forza dell’ evidenza “, utilizzando i criteri dell’ American Association of Paedriatrics. Ulteriore riferimento metodologico è, poi, rappresentato dalla “Carta di Noto3” (regole per l’ esame del minore in caso di abuso sessuale), proposta dall’ Istituto Internazionale di Scienze Criminali.

 

BIBLIOGRAFIA
- Caffo E., Camerini G. B., Florit G., “Criteri di valutazione nell’ abuso all’ infanzia”, Psicologia, Milano, 2004. 
- Camerini G. B. “I bambini nati da famiglie multiproblematiche”. In Caffo “II bambino a mosaico- L’ impegno per l’infanzia: conoscenza e intervento”, Guerini studio, Milano, 1993. 
- De Cataldo Neuburger L. “Giudicando un minore. Miti e realtà della giustizia minorile”, Giuffrè editore, Varese, 1984. 
- De Cataldo Neuburger L., Gulotta G. “Trattato della menzogna e dell’ inganno”, Giuffrè, Milano 1996.
- De Leo G., Scali M., Caso L., “La testimonianza. Problemi, metodi e strumenti nella valutazione dei testimoni”, Società editrice Il Mulino, Bologna, 2005. 
- Fonzi A. “Manuale di psicologia dello sviluppo”, Giunti, Milano 2007. 
- Fornari U. “Trattato di Psichiatria Forense”, UTET, Torino, 2004. Wakefield H. Underwater R. “Accusation of Child Sexual Abuse”, Charles C Thomas, Publisher, Springfield, 1988.

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