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mondo in fiammeL'autore analizza la grave emergenza incendi che attanaglia il nostro paese, ponendosi alcune domande fondamentali per capire il problema:  "chi è il piromane? Perché appicca incendi? Quali sono le reali motivazioni che sottostanno a questi insani gesti?"

La scorsa estate abbiamo assistito, nostro malgrado, a continui roghi che hanno devastato e purtroppo mutato radicalmente i nostri paesaggi naturali fin a quel momento stupendi dal punto di vista floro-faunistico.    Centinaia di ettari di vegetazione, trasformati in deserti neri. Calabria, Campania, Sicilia e Puglia le regioni più colpite. Non a caso sono le regioni meridionali quelle più coinvolte: una serie di elementi fanno sì che queste terre diventino zone ad altissimo rischio incendi. La loro composizione territoriale (arbusti, erba secca, sterpaglie…) e il clima caldo-secco, uniti al vento che spesso soffia in questi luoghi di certo potrebbero agevolare roghi anche spontanei, ma soprattutto aiutano in modo sostanziale coloro i quali volontariamente decidono di appiccare roghi. Identificarli non è facile. Scovare uno, due individui pronti a dare fuoco con un accendino un intero bosco è operazione difficile e complicata per ovvie ragione: non si possono monitorare continuamente vastissime zone naturali. Per quanto nuovi investimenti possano contribuire a rinfoltire il personale delle autorità deputate a questi controlli (guardie forestali, guardie ecozoofile…) o a rinforzarli attraverso l’acquisto di nuove apparecchiature e congegni, rimane comunque un compito arduo smantellare questa piaga.
Prima di tutto c’è da chiedersi il perché di queste azioni: chi è il piromane? Perché appicca incendi? Quali sono le reali motivazioni che sottostanno a questi insani gesti?
Se consideriamo il piromane “puro” dobbiamo sapere che non agisce per vendetta, dispetto, rabbia o per delle convinzioni, ma semplicemente per soddisfare un impulso irrefrenabile a cui non riesce a resistere.
L’obiettivo primario del piromane non è dunque quello di danneggiare, e se gli venisse chiesto il motivo della sua azione, potrebbe davvero non saperlo.
Il piromane è affascinato dal fuoco e prova curiosità per tutto ciò che comporta (gli usi che se ne fanno di esso, le attrezzature, le conseguenze, i modi per arrestarlo...); è spinto da una tensione interiore che si placa solo dopo aver appiccato l’incendio, cosa che invece gli provoca sollievo e gratificazione.
Spesso i piromani si fermano ad osservare gli incendi che hanno prodotto, innescano falsi allarmi e a volte entrano anche a far parte dei gruppi volontari che collaborano con i pompieri.
E’ doveroso chiarire che sono veramente pochi i piromani puri; infatti spesso la piromania è solo una conseguenza di disturbi associati non riscontrati, cronici, che sottostanno al comportamento manifesto di un individuo. Il piacere di appiccare gli incendi è, secondo una ricerca del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Helsinki (uno studio di tutti i casi di piromania registrati durante un periodo di 20 anni), almeno nel 90% dei casi, conseguenza di un altro disturbo psichiatrico.

 

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