Criminologia

wpecriminologiaTematiche affrontate negli articoli:

  • Stalking e comportamenti ossessivi
  • Omicidio sessuale, omicidio passionale, omicidio di coppia, serial killer, omicidio familiare
  • Femminicidio
  • Adozione e affido
  • La Perizia e la Consulenza Tecnica
  • Comportamenti violenti e comportamenti perversi: pedofilia, bullismo, piromania
  • Legislature varie: in tema di stalking, di adozione internazionale
  • Centri antiviolenza

 

 

Nel nostro paese è anche possibile che possano essere stati fattori culturali e sociali a far sì che il fenomeno dello stalking, sia meno prevalente, ma una migliore attenzione e permetterà in futuro una consapevolezza maggiore del problema. Sicuramente dal punto di vista legislativo non ci troviamo in una posizione avanzata rispetto alla considerazione del problema. Gli stati Uniti, il Regno Unito e il Canada, hanno cercato, nel corso degli anni, di sviluppare una legislazione, sul problema del molestatore assillante, vediamo qui brevemente come
La giurisprudenza Americana, è stata la prima ad affrontare specificatamente il problema della definizione dello stalking. Nel 1992 il Congresso degli Stati Uniti ha deliberato che la massima autorità giudiziaria della federazione, l’Attorney General, attraverso il National Istitute of Giustice, conducesse ricerche sul fenomeno e sviluppasse un modello legislativo anti-stalking costituzionale e applicabile nelle singole legislazioni degli stati membri. Entro la fine del 1994 tutti gli Stati hanno approvato la legge anti-stalking.
La maggior parte di esse definiscono lo stalking come “L’intenzionale malevolo e persistente comportamento di seguire o molestare un’altra persona”. Alcuni stati chiedono che insieme alla molestia esista una “minaccia credibile” e che sia verosimile che il persecutore possa attuare la minaccia, per essere perseguito.
Alcuni stati, in mancanza della minaccia esplicita prevedono pene meno gravi trattandolo come semplice molestia.
In Canada è considerato delitto di molestia criminale “...molestare intenzionalmente o imprudentemente un’altra persona in ciascuno di questi modi: 1) seguendo o comunicando con quella persona e conoscenti anche indirettamente; 2) sorvegliando i luoghi dove quella persona o un suo conoscente risiede o si trova; 3) mettendo in atto condotta minacciosa di qualsiasi tipo diretta a quella persona ed ai suoi familiari, tale da far temere per la sua sicurezza”
Nel Regno Unito nel 1997 è stato adottato il “Protection from Harassment Act”, per affrontare in modo più mirato, della legislazione precedente, i comportamenti di molestia. L’atto prevede che “una persona non deve attuare una condotta che sa  o che dovrebbe sapere essere causa di molestia ad un’altra. Se una persona ragionevole in possesso delle medesime informazioni, penserebbe che la condotta dell’imputato corrisponde a molestia, ciò significa che il crimine è stato commesso. Occorre peraltro dimostrare che l’imputato sapeva o avrebbe dovuto sapere ,che la sua condotta avrebbe causato timore di violenza nella vittima”, è inoltre necessario che gli atti di violenza siano ripetuti almeno due volte.
In Italia le condotte degli stalker sono considerate penalmente rilevanti, quando integrano la fattispecie prevista dall’art. 660 c.p., sul reato sessuale. In armonia con la cultura penalistica italiana, la molestia assillante non si ascrive all'interno di questo reato, ma si manifesta al massimo come semplice contravvenzione fino a comprovato atto della molestia stessa (un esempio rientrante in questi casi è la violenza fisica).
Nelle legislazioni esaminate quindi non esiste accordo minimi circa la necessità della presenza di minacce esplicite da parte del molestatore per definire il reato. Prevale la tendenza al assumere come decisivo il consenso su ciò che una persona ragionevole giudicherebbe minaccioso, con le ovvie difficoltà relative a discriminare i casi più lievi, da quelli che possono sconfinare con tentativi di corteggiamento, magari goffi e da parte di persone con scarse abilità sociali.
L'ispettore Maranò, in data 2/05/2007 ha segnalato che... "Oggi la nota positiva  che vi posso riferire consiste  nel fatto che  è stato predisposto uno  schema di disegno di legge  nel quale  tra le nuove fattispecie delittuose compare anche  l'art. 612 bis (Atti persecutori):'Chiunque ripetutamente molesta o minaccia taluno in modo da turbare  le sue normali condizioni di vita ovvero in modo da porlo in stato di soggezione o grave disagio fisico o psichico, od anche in modo da determinare  un giustificato timore  per la sicurezza personale  propria  o di persona a sè legata  da stabile legame affettivo, e punito a querela della persona offesa  con la reclusione fono a quattro anni ...' tali limiti edittali elevati comporterebbero l'adozione di misure cautelari prima impensabili".
Nel nostro paese è anche possibile che possano essere stati fattori culturali e sociali a far sì che il fenomeno dello stalking, sia meno prevalente, ma una migliore attenzione e permetterà in futuro una consapevolezza maggiore del problema. Sicuramente dal punto di vista legislativo non ci troviamo in una posizione avanzata rispetto alla considerazione del problema.

DEFINIZIONE ED EPIDEMIOLOGIA
Il fenomeno dello Stalking (altrimenti detto “sindrome del molestatore assillante”), ha cominciato a destare un certo interesse, non solo nell’opinione pubblica, ma anche da parte di alcuni studiosi della psicologia e della sociologia, in seguito a certi eventi, accaduti negli anni ’80, in cui la molestia assillante venne indirizzata a dei personaggi di spicco dello Star System, personalità dello spettacolo e dello sport. Tra gli altri ricordiamo le tenniste Martina Hingis e Serena Williams inseguite in tutti i tornei internazionali dai propri persecutori, le attrici Theresa Saldana pugnalata dal suo stalker a Los Angeles nel 1982 e Rebbecca Shaffer assassinata nella sua metropoli dal suo persecutore nel 1989, episodi questi, che hanno ispirato la prima legge anti-stalking in California, in vigore dal 1992. Altre vittime sono state Sharon Stone, Jodie Foster, Nicole Kidman, Steven Spielberg ed in Italia Irene Pivetti (famoso è il suo “archivio privato di pazzi innocui e pazzi pericolosi”) e Catherine Spaak (il cui persecutore era un dirigente conosciuto ad un corso di meditazione buddista che per quattro mesi l’ha ossessionata con pedinamenti e telefonate oscene). Studi epidemiologici hanno però dimostrato che episodi di stalking avvengono con maggiore frequenza al di fuori del mondo ristretto delle celebrità e dei fatti di cronaca nera, verificandosi all’interno di quella vasta area che è la violenza domestica.
Da un punto di vista etimologico, la parola “stalking” deriva dal linguaggio tecnico - gergale della caccia e letteralmente significa “fare la posta”. Questa definizione, sebbene sia la più semplice fra le tante in seguito enunciate da diversi studiosi della materia, sembra a mio avviso la più vicina al comportamento tipico del molestatore assillante che è quello di seguire la vittima nei suoi movimenti o meglio “appostarsi” alla sua vita. Malgrado esistano disaccordi circa la definizione, concordo con Galeazzi e Curci quando affermano che si può parlare di stalking solamente nel momento in cui si osservano “una serie di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza, alla ricerca di un contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni o comportamenti”. Seguendo tale definizione, la sindrome è costituita da:
1. un attore (stalker) che individua una persona nei confronti della quale sviluppa un’intensa polarizzazione ideo – affettiva.>
2. una serie ripetuta di comportamenti con carattere di sorveglianza e/o di comunicazione e/o di ricerca di contatto>
3.  la persona individuata dal molestatore (stalking victim) percepisce soggettivamente come intrusivi e sgraditi tali comportamenti, avvertendoli con un associato senso di minaccia e di paura.>Tale definizione può essere quindi ricollegata ai numerosi studi australiani di Mullen il quale distingue i comportamenti messi in atto dallo stalker in due categorie:>comunicazioni intrusive (telefonate, lettere, sms, e-mail)ed i contatti.
> Questi ultimi sono a loro volta suddivisibili in comportamenti di controllo diretto (come pedinare, spiare, sorvegliare) ed in comportamenti di confronto diretto (visita sul lavoro, minacce, violenze). n questo nostro lavoro, abbiamo tentato di raccogliere tutti i dati (descrittivi del fenomeno ed epidemiologici) tentando di delineare un quadro riassuntivo degli elementi in possesso a tutt’oggi per studiare realmente chi è e come ci si può difendere dal molestatore assillante.
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I COMPORTAMENTI DI MOLESTIA ASSILLANTE
In maniera schematica, ricordando quanto detto dell’agito del molestatore assillante, i comportamenti, sebbene si presentino con maggiore frequenza in modalità mista, possono essere così classificati:
«        lettere e fiori                           60%
«        telefonate                               78%
«        pedinamento                            75%
«        sorveglianza sotto casa              35%
«        danno alla proprietà                   35%
«        violazione di domicilio                 26%
«        visita sul luogo di lavoro             40%
«        appostamenti vari                     40%
«        minacce di violenza                   76%
«        violenza a terzi                          6%
«        violenza fisica di diversa entità    37%
«        violenza sessuale                      10%
«        tentato omicidio                         3%
«        omicidio/omicidio familiare             5%
«        omicidio/suicidio                         5%
Come si può osservare, tale classificazione non rispecchia i criteri di ordine di frequenza, quanto quelli di gravità. Tra i casi estremi la violenza a terzi, solitamente animali, deve essere concepita come vera e propria minaccia da non sottovalutare in quanto spesso sconfina con la possibilità omicidiaria. Come afferma lo stesso Galeazzi, il fenomeno dello stalking viene considerato nella sua gravità nel momento in cui questo sfocia nell’omicidio o nel suicidio, in realtà, le conseguenze sulla vittima sono numerose e non coincidono necessariamente con la morte di quest’ultima. Tra queste, quelle più frequenti sono i disturbi d’ansia e i disturbi del sonno, ma non è raro trovare anche un disturbo post - traumatico da stress.
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IL PROFILO PSICOLOGICO DELLO STALKER
La maggioranza dei comportamenti assillanti vengono messi in atto da partner o ex-partner di sesso maschile (in Italia il 70% degli stalkers è uomo), con un’età compresa tra i 18 ed i 25 anni (il 55% dei casi) quando la causa è di abbandono o di amore respinto o superiore ai 55 anni quando ci si trova di fronte ad una separazione o ad un divorzio.
Sebbene sia possibile un certo uso ed abuso di sostanze e/o di alcool, questa non risulta essere una caratteristica essenziale del quadro descrittivo del molestatore in questione.
Le cause possono essere diverse, ma spesso si traducono in casi di abbandono o di amore respinto (le vittime più giovani) o per separazione e divorzio.
Si sente , purtroppo spesso sentire di tragedie che si sono consumate tra coppie in crisi o già divise, un caso può essere quello successo a Torino, dove un giovane di 28 anni, Antonio Rizzo, è stato arrestato per l’omicidio della sua ragazza, Nadia Meneghini, dopo l’interrogatorio il giovane ha confessato di aver strangolato la giovane ragazza e dopo di averla soffocata con un cuscino. Il movente sembra essere dato dal fatto che lei volesse lasciarlo e che lui non accettasse questa separazione, dopo che dalla Sicilia si era trasferito a Torino per starle vicino, “l’ho fatto in un momento di rabbia insopportabile, non volevo ucciderla è stato un raptus” ha dichiarato.
L’età dei soggetti fa intendere, da un punto di vista psicologico, una personalità debole o non ancora ben formata e che, per la paura di essere abbandonati, magari come ripetizione di esperienze infantili precoci di separazioni avvenute, si lega ossessivamente a qualcuno. Lo stalker quindi, come afferma il Professor Curci, sviluppa disturbi relazionali legati ad eventi traumatici e che manifestano un gran bisogno di affetto.
Si sottolinea quindi la possibile esistenza e persistenza nello stalker di un modello di attaccamento insicuro (ansioso - ambivalente, evitante o disorganizzato, come affermano gli studiosi dell'attaccamento) per cui il soggetto non può fare a meno dell''altra persona, la quale diventa funzionale per la propria esistenza.
La presenza di un quadro psicopatologico ripsecchia una piccola percentuale della popolazione "stalkizzante", circa cioè il 10%; da questo si può intendere come un possibile etichettamento del molestatore assillante come malato sia del tutto erroneo e fuorviante rispetto alla complessa tematica trattata in questa sede.
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IL PROFILO PSICOLOGICO DELLA VITTIMA
Secondo il Centro antipedinamento di Roma, solamente nella Capitale si denuncia che il 21% della popolazione è vittima, almeno una volta nella vita, di stalking.
Questi dati, già di per sè allarmanti, ci danno ovviamente un quadro generale della situazione; è importante infatti considerare il così detto "numero oscuro", ossia di tutti i casi in cui la molestia assillante non è stata segnalata alle autorità o denunciata.
Secondo uno studio americano, il 12% della popolazione femminile viene perseguitata da parte di un molestatore assillante.
In Italia, l’86% delle vittime è donna ed ha un’età compresa più frequentemente tra i 18 ed i 24 anni (20%), tra i 35 ed i 44 (6,8%) o dai 55 anni in poi (1,2%).
Uno studio delle molestie assillanti che si limiti ad un’analisi delle caratteristiche degli aggressori rischia in partenza di non cogliere la complessità insita nell’insieme di comportamenti e comunicazioni che definiscono lo stalking, fermandosi solo al primo punto del modello sindromico presentato.
Il rapporto che si viene a creare tra molestatore e la sua vittima è stato finora poco esplorato nelle dinamiche relazionali, anche perché le ricerche si sono concentrate sul molestatore e meno di frequente sulla vittima, raramente sulla coppia molestato-molestatore.
Un’indagine australiana ha osservato, tramite un sondaggio a 6300 donne, che è più probabile che la molestia sia commessa da un uomo e risulta inoltre che il 2,6% delle vittime sposate o legate stabilmente, riferisce non solo che il reo risulta essere il coniuge o l’ex- partner, ma anche di aver subito violenza da questi. La violenza fisica, spesso di natura sessuale, è quindi un tratto distintivo della vita della vittima.
Un elemento a dir poco interessante è la categoria vittimologica più a rischio che risulta essere quella denominata “help profession” ossia di tutti quegli operatori che si mettono in campo essenzialmente per aiutare il prossimo, fra cui: assistenti sociali, medici, infermieri e…psicologi. In questo senso, uno studio di Galeazzi e Curci evidenzia come, di 108 psichiatri, psicologi e specializzandi, il 20% avesse subito almeno una campagna di stalking perdurante da più di un mese e con più di 10 episodi singoli di intrusione. Un esempio dell’alto rischio di queste professioni è il caso di “Monica , un medico di quasi 40 anni, il suo assassino lo ha conosciuto in ospedale. E probabilmente la sua memoria lo aveva catalogato come uno qualunque dei suoi tanti pazienti. Solo che per lui, evidentemente, quell’incontro fortuito deve aver avuto un sapore del tutto diverso. Per una non casuale coincidenza di eventi esattamente il giorno dopo aver dimesso il suo morboso paziente Monica ha iniziato a ricevere un numero sempre crescente di telefonate anonime da parte di un ammiratore che alla fine si è rilevato il suo killer. Deluso da continui dinieghi le è piombato davanti alla soglia di casa, l’ha aggredita e finita con una coltellata alla gola” (dal settimanale "D Donna").
Il fenomeno dello Stalking (altrimenti detto “sindrome del molestatore assillante”), ha cominciato a destare un certo interesse, non solo nell’opinione pubblica, ma anche da parte di alcuni studiosi della psicologia e della sociologia, in seguito a certi eventi, accaduti negli anni ’80, in cui la molestia assillante venne indirizzata a dei personaggi di spicco dello Star System, personalità dello spettacolo e dello sport.
 

pedofilia telematicaIl termine pedofilia si compone di due parole greche: pais (bambino) e filia (amore) e si riferisce ad una particolare forma di perversione sessuale, che si realizza nel riversare l'interesse erotico sui bambini, indipendentemente dal loro sesso.

killerHo sempre saputo che un giorno avrei ucciso, sapevo che sarebbe finita così.
Le fantasie erano troppo forti.
Duravano da troppo tempo ed erano troppo elaborate (Edmund Kemper)

perizia psichiatricaIl principale strumento di valutazione della capacità di intendere e di volere nel processo penale è la perizia psichiatrica. Essa rappresenta una fonte di prova ed è richiesta quando "occorre svolgere indagini o acquisire dati e valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o aristiche " (art. 220 c.p.p.).

osservazione minoreL' osservazione del minore, presunto abusato, è un campo molto difficile da riuscire ad osservare a 360°. è di fondamentale importanza tenere a mente, per gli esperti che lavorano in questo settore, non perdere mai di vista il vero focus dell' indagine: l' idoneità a rendere testimonianza.
 

criminal profilingIl Criminal-Profiling nasce con lo studio degli omicidi seriali e dei serial-killer e si sviluppa nel tentativo di comprenderne le dinamiche psicologiche e comportamentali.

parrocchiaParlare di disagio giovanile e pastorale giovanile, significa addentrarsi in una realtà variegata e complessa che richiederebbe ben più che lo spazio di un articolo; conviene quindi delimitare l'ambito di questo lavoro ad una esperienza circoscritta ma pur sempre significativa.

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