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Categoria: Sessuologia
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Avere un bambino può essere frutto di una scelta consapevole, ma anche il fallimento di tecniche contraccettive poco sicure o poco adatte a quel periodo o situazione di vita. I motivi della scelta, e quindi il metodo adottato, possono cambiare nel tempo e nella storia della coppia stessa.


C'è posto per un figlio?

Per secoli i bambini sono “arrivati” quando “volevano". Oggi sempre più coppie riflettono prima di avere un figlio: se sono pronti, se possono permetterselo, se hanno vissuto sufficientemente la coppia.

Poter porsi questa domanda significa che:

Significa anche:

Occorre tenere conto, tuttavia, che per altri la maternità continua ad essere una situazione rassicurante, i cui significati profondi attingono al funzionamento del piano biologico e a modelli sociali consolidati nei secoli. Nel senso comune restare incinta significa automaticamente "essere madre"; e dunque l'interruzione volontaria di gravidanza è interpretata come il "rifiuto della maternità".

Ma in realtà la gravidanza può essere frutto di una inconsapevole:

Se gli obiettivi inconsci sono questi, non implicano automaticamente il sentimento di maternità, né quindi il desiderio di portare a termine la gravidanza.
Il figlio (reale o potenziale) obbliga quindi a “fare i conti” con aspetti profondi, spesso inconsci.
Altri “conti” sono da fare nella coppia, dove il desiderio di un figlio non sempre coincide con il desiderio di dare vita ad una persona, altra da noi, che avrà una vita sua propria.
Talvolta è piuttosto: tentativo di rinsaldare l’unione di una coppia traballante riscatto di errori precedenti risposta ad aspettative sociali o a pressioni dei parenti desiderio narcisistico.

Anziché essere desiderato “per sé”, il figlio può essere chiamato al mondo in funzione di qualcos’altro, servire cioè (nelle intenzioni) ad altri fini.
Tale impostazione renderà problematica la genitorialità e farà risultare difficile la necessaria maturazione verso un investimento oggettuale.
In realtà qualsiasi sia stato il percorso che ha portato la coppia e la persona alla maternità, è necessario che il “prim’attore” diventi il figlio e i suoi compiti di sviluppo. Ma questo non avviene automaticamente, è frutto di un processo di crescita dei genitori, talvolta faticoso o doloroso, ma sempre necessario affinché il figlio possa crescere come persona individuata e non solo come prolungamento dei genitori. (Si veda anche la comunicazione “Dall’innamoramento alla coppia”).


Fallimento nell'uso delle precauzioni contraccettive

Un figlio può anche essere il frutto del fallimento nell'uso delle precauzioni contraccettive.
Può sembrare incredibile che, pur vivendo nel terzo millennio, ci sia ancora una notevole distanza tra l'informazione sulla contraccezione e l'uso di contraccettivi, e non solo nei giovani.
Può sembrare strano che pur esistendo vari metodi, alcuni dei quali con alto indice di sicurezza, persone anche adulte si trovino di fronte a gravidanze indesiderate. Quando ciò accade, molto spesso alla base c’è una profonda ambivalenza tra il desiderio di avere un figlio e l’esigenza di vivere la sessualità come un terreno di auto realizzazione.

È significativo quanto emerge ad un'inchiesta sull'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nell'età adulta. Le donne indicano, tra le cause: il fallimento del metodo contraccettivo (spesso il coito interrotto) "non prevedevo di fare" "non credevo di poter rimanerci" mancate precauzioni. E dunque parlare di una contraccezione efficace ha senso solo quando le coppie (e la singola persona della coppia) fanno i conti con le loro possibili ambivalenze verso il corpo, la maternità, la sessualità, l'oblatività. Solamente in questo caso la scelta di un metodo contraccettivo rispetto ad un altro rispecchia elementi di realtà, e sarà quindi veramente efficace.



Elementi di scelta di un metodo contraccettivo

Nel soffermarmi sugli aspetti sopra accennati, ho voluto aprire la strada alla considerazione che la scelta di un metodo contraccettivo non è mai solo una questione tecnica, ma diviene, a livello personale, una questione esistenziale. Questo è infatti il rapporto che noi umani abbiamo con la sessualità e la procreazione.

Passiamo ora ad affrontare, sia pure brevemente, gli elementi che motivano la scelta di un metodo contraccettivo rispetto a un altro.

Nell’analisi degli elementi di scelta di un metodo contraccettivo, occorre distinguere e fare i conti con fattori esterni, con l'insieme cioè delle credenze culturali rispetto alla maternità e alla sessualità; e con fattori interni: tutto ciò che riguarda il vissuto psichico della donna e del suo partner (ad es. il desiderio insopprimibile di maternità dell'adolescente come prova di essere diventata donna).

Nel dare qualche cenno sulle caratteristiche dei principali metodi contraccettivi, ma soprattutto sui pro e i contro psicologici e sugli aspetti soggettivi di difficoltà, sottolineo nuovamente che le caratteristiche oggettive del metodo contraccettivo non sono che uno degli aspetti; esse vengono fortemente interpretate alla luce del vissuto personale della donna, dell'uomo, della coppia.

Pillola: è un farmaco; oltre alla tollerabilità fisica (che va accertata preliminarmente dal medico) è importante la predisposizione psichica della donna.
In caso contrario verranno attribuiti alla pillola i più svariati disturbi e malesseri; inoltre non si sarà in grado di paragonare i benefici di una sicurezza contraccettiva quasi assoluta con gli eventuali piccoli disturbi.
La pillola inoltre pone la coppia di fronte a una sessualità “liberata” dai rischi, e quindi possibile in qualsiasi momento; non sempre, alla prova dei fatti, la donna è in grado di accettarla o di gestirla.

Spirale: difficoltà: non è efficace al 100%; resistenza psicologica attribuibile al fantasma del "corpo estraneo" nell’utero; paura che la spirale "infilzi" il bambino frutto di un eventuale fallimento contraccettivo;

Preservativo: resistenza della donna dovuta all'asciuttezza della vagina, all'odore di gomma, alla necessità del ritiro del pene subito dopo l’eiaculazione; difficoltà della coppia dovuta alla necessità di interrompere il ritmo sessuale per indossare il preservativo; sensazione di “corpo estraneo”; sensazione di minore sensibilità;

Metodi Naturali: astinenza più o meno lunga, che spesso rappresenta un alibi per lo scarso desiderio femminile; impossibilità di seguire i ritmi del desiderio; necessità di una forte motivazione di ambedue; capacità in ambedue di dilazionare il soddisfacimento del desiderio quando il... calendario lo permette. 

Coito Interrotto: è il metodo più diffuso, ma la valutazione dei sessuologi è altamente sfavorevole a causa di: insicurezza nell'efficacia (rischio elevato); ansia per l'uomo e paura di gravidanza per la donna; vigilanza continua nell'uomo, che impedisce il necessario stato regressivo proprio della sessualità e in particolare della fase orgasmica; delega all’uomo della intera responsabilità contraccettiva.

Sterilizzazione maschile e femminile: essa rappresenta una castrazione non solo simbolica ma reale, della capacità procreativa. Sottolineo quindi l'importanza della motivazione, sia di quella consapevole ma soprattutto di quella inconscia.


Conclusioni

Nessun metodo contraccettivo è perfetto. Si fa dunque una valutazione tra "costi" e "benefici". La valutazione è specifica per quella specifica coppia e persona; e quindi non vale l'esperienza delle amiche o le preferenze personali del ginecologo, o di uno solo dei due. Il metodo contraccettivo è una scelta di coppia.

I motivi della scelta, e quindi il metodo adottato, possono cambiare nel tempo e nella storia della coppia stessa, in relazione a:


Per approfondire:

 

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